— 167 — l’opera del suo grande compagno e superiore. Tutti e due sono apostoli, e grandi apostoli; tutti e due lavorano indefessamente spinti da un motivo ideale e da una forza soprannaturale; tutti e due hanno il genio dell’amore pel povero, e in generale per gli umili e per i sofferenti; tutti e due procedono con la massima serietà nel lavoro e si direbbero intransigenti, inflessibili: ,< dare a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare; al diavolo, nulla ». E perciò vediamo che il P. Jungg non si lascia smuovere da preghiere nè da dimostrazioni chiassose di nessun genere, a venir meno anche alle regole della disciplina ecclesiastica e lascia inesorabilmente la tomba di un suicida senza benedizione, e brucia, come aveva già fatto ai suoi tempi il terribile Fra Girolamo Savonarola, un mucchio di libri pericolosi alla credenza e alla pratica religiósa del Cristianesimo, sulla pubblica via davanti alla chiesa dei Padri. Ed è comune testimonianza di quelli che lo conobbero, che nella predicazione e nei colloqui privati, e nel dirigere che faceva e sorvegliare i passi della Congregazione, era fermo e vigoroso nella sua eloquente parola contro ogni abuso e contro ogni peccato. Se non che i due missionari erano diversi per indole e per temperamento; la loro virtù e il loro zelo in questo non s’incontravano. Alcuni del popolo, per manifestarmi questa differenza, mi dicevano che il P. Pasi, i bite punes me topùz, usava nel suo lavoro del topùs (la mazza antica), vi faceva fiamme e fuoco al modo di Elia; il P. Jungg invece, sebbene fosse fermissimo, e non per flemma naturale nè per debolezza di carattere, ma per indole particolare di virtù, era un S. Francesco di Sales, o un S. Filippo Neri. Il successo delle missioni del P. Jungg e di D. Agostino ci fa pure comprendere come quest’uomo dolcissimo e simpaticissimo, di una semplicità infantile, seppe egli pure scuotere l’animo rubesto dei montagnoli, senza adoperare i fulmini del profeta Elia; la sua predicazione spezzò catene e infranse barriere; ammollì cuori di pietra, e sgretolò tanti idoli di un indomabile orgoglio ferito come si trova nell’animo dei sanguinari. Dalle sue lettere stesse si vede come quest’uomo sapeva penetrare a fondo e rendersi conto, intuire gli atteggiamenti dell’animo più deli-