— 392 — favorirli, e in un giro che ebbe a fare per le montagne fece abbattere la porta della cella di Fira per prendervi alloggio durante i tr^ giorni che dovette fermarsi in quel villaggio. Giunto poi a Dardha, e saputo del caso di Sadìk a cui era stata bruciata la casa perchè sua figlia aveva voluto farsi turca, dicevan essi, stese l’atto di accusa e lo trasmise al vali di Scutari. E però quando il P. Pasi giunse, durante la visita della quaresima, a Dardha gli fu recapitata da un messo una lettera dello stesso vali scritta in turco. Nessuno la seppe leggere e egli si contentò di rispondere che aveva ricevuta la lettera e che tornato a Scutari non avrebbe mancato di dare la risposta che fosse necessaria. Capì però che doveva essere una condanna dalle chiacchiere che facevano i Turchi informati della cosa, e dal fatto che Sadìk si presentò a domandare se gli avesse portati 60 napol. che gli si dovevano in risarcimento dei danni. Il 3 aprile i missionari erano sulla via del ritorno, e il P. Pasi non tardò poi, giunto a Scutari, a giustificarsi con la semplice esposizione dei fatti. Ma ciò valse di nuovo a sua condanna. Infatti il Vali gli scriveva nuovamente accusandolo di essersi usurpato un diritto che spettava all’autorità civile, senza che questa ne fosse informata affatto, e però doversi interrogare la Sublime Porta per decidere a chi toccasse risarcire i danni. Il Padre rispose allora al Vali: 1) che egli nè aveva incendiato, nè fatto incendiar case; 2) che la casa di Sadìk era stata abbruciata dal paese, in forza di una legge sancita da tutte le tribù di Tliagi, Berisha, Kabashi; 3) che quella legge era stata fatta secondo l’antichissimo kanù delle montagne, kanù sempre rispettato dal governo di S. M. il Sultano; 4) che vi era intervenuta anche l’autorizzazione del kaj-makàm di Puka, il quale permise ed approvò quella legge, fatta contro chi avesse fidanzato le ragazze cristiane ai Turchi; 5) esser completamente falso che la giovane stessa volesse farsi turca, ma che era stata venduta dal padre contro sua voglia. Inoltre faceva osservare che in tutte quelle faccende si era