— 342 — piegasse verso Fira. Le selve per cui si passa sono bellissime, i panorami che si contemplano da quelle alture ancor più belli. Sbagliammo la strada e ci trovammo sulla cresta più alta che domina lbalia a Levante (doveva essere la cima della Kunora e Dardhes). La vista che godetti da quell’altura è indescrivibile. Mi trovava all’altezza delle più alte creste di Scala, Nikai, Merturi, Gasci, Bytyci, del Krab e del Zukal e più basso contemplava oltre il bacino d’Ibalia, coi colli e monti che la circondano, tutta Beriscia e spingeva l’occhio a perdersi sulle cime di Komani e della Mirdizia. Tentammo di rimetterci in via; fu impossibile; ci perdemmo in una vasta selva, e andammo a finire in una gola di monti dove cominciava il fiumicello che passa per lbalia. Lasciata l’idea di andare a Fira seguimmo il corso del fiume ed arrivammo ad lbalia prima del tramonto, ma oltremodo stanchi ». Il 18 domenica, nel pomeriggio, ripartono per Qyqeshi, Vllashi, Bugjoni. Alla Chiesa di Vllashi, D. Lazzaro parlò sull'affare di Syl Nika gyjnahtàr, che dopo aver separata la donna alla presenza dei capi del paese versando in grande pericolo di vita, era morto, e, contrariamente ai canoni, era stato sepolto in luogo sacro. « I Capi dissero l’avrebbero estratto, però stavano aspettando come andava a finire un caso simile avvenuto a Milla, pel quale stavano pregando Mr. Vescovo e promettendogli denari, se concedeva loro di non estrarne il cadavere. Io andai a Merturi col figlio di Sokol (Mala, ottimo cristiano e assai intelligente) affine di chiedere il legname necessario per coprire la Chiesa di Ciucesci e Vllasci. Il legname è vicinissimo, ma la selva è di Merturi e non si può tagliare senza licenza del paese, e il paese, o piuttosto il Capo Mal Preni, non voleva darlo assolutamente per certi odi o differenze che aveva con Ciucesci e precisamente colla famiglia di Sokol Mala, che era la più impegnata per quell’opera. Dovetti batter molto, perder molto tempo, ma ottenni il fine dell’andata ». La sera del 20 i missionari si trovano nuovamente a Fira. Il 21 il P. Pasi accompagna D. Lazzaro fino a Iballja. 22 giov. — « Chiamammo Marasc Koka di Harapi, che promise la ragazza ai turchi per indurlo a darci garanti che non la darà secondo che ci ha promesso. Si offerse invece a farci giuramento sul Vangelo e sottoscrivere una dichiarazione al Vescovo che non la darà; ma rifiutò di dar garanti o far pubblica la ri-