— 275 — a tre ore circa di strada da Iballia, sulla sponda del Drino di fronte alla confluenza della Vaibona, per un ammalato. Di là costeggiando la riva del fiume e provvedendo alle necessità spirituali di quelle popolazioni, intendeva congiungersi a Mziu col P. Jungg, il quale, secondo che si erano concertati, avrebbe dovuto trovarsi fino dal 9 dicembre, domenica. « Invece — come leggo nel diario — trovò che nissuno era stato a Ibalia a prenderlo, nè s’era più pensato a provveder la legna pei Padri, ecc., come s’era promesso. Combinò di restar egli per alcuni giorni purché se gli mandassero i ragazzi. Nei due giorni seguenti ne vennero solo sei. Si mostrò offeso di tanta freddezza, minacciò sarebbe andato altrove e l’indomani 14 dicembre andò a Dardha a vedere la stanza che dicevano aver preparata. Anche là gran freddezza; dall’ultima andata del P. Pasi in quel villaggio non s’era più fatto nulla pei Padri. Il Padre decise che fino a Natale sarebbe stato a Msiu e da Natale all’Ep'ifania sarebbe andato a Dardha, il P. Jungg dopo Natale sarebbe andato col servo a Fira... ». (Il 16, che era una domenica) « il Padre parlò chiaro sulla freddezza della popolazione a riguardo nostro sì nella predica che in privato specialmente ai capi del villaggio che vennero in corpo nel dopo pranzo. Promisero ecc. ecc. ». « Il demonio invidioso del bene che s’era cominciato a fare vi mise la coda. Qualche paese, e specialmente quel di Fira, si offese, senza ragione, che noi avessimo preso stanza in Ibalia e non fossimo andati a Fira che ha la chiesa di S. Michele più antica, ha sempre avuto il prete; ...è per loro vergogna ricevere il prete da Ibalia ecc. S’era fatto perfino il proposito di non riceverci affatto, nè chiamarci per gli ammalati. Più: in Fira e ni tutti gli altri paesi specialmente di Brige (è la regione lungo il Drino fin verso Merturi i Gurit) s’era sparso il timore che noi fossimo mandati qui non dal Vescovo di Sadrima ma il P. Jungg dall’Austria, il P. Pasi dall’Italia per disporre il terreno e poi mettere in mano a queste due nazioni le montagne. Ora voler noi avvicinare i ragazzi per poi farli andar militari del- 1 Austria e dell'Italia. Si sparse pure, specialmente dai turchi d’Ibalia, che noi eravamo venuti a far denari, e i cristiani, che s°n persuasi trovarsi qui tesori sepoltivi dai Kauri (Cristiani che occupavano questi luoghi all’epoca dell’invasione turca) si persuasero pure subito che questo era il fine della nostra venuta e dei viaggi del P. Pasi, cioè di impossessarsi di quei tesori che essi sapevano trovarsi vicini alle chiese diroccate, ma non po-