— 270 — quel loro modo di cantare. Non solo si dovettero fissare le cantilene interpretando e adattandosi al genio di quella musica ma si dovettero naturalmente correggere di molti spropositi nelle poche preghiere che già si sapevano. Fra le altre c’erano anche le Litanie, o Urata e Zois. Queste erano così sfigurate da non potersi più ravvisare dandosi alla Madonna i titoli più strani, per es., AiMater poliza, Mater demigrata, Mater moamelis, Ma-ter sabelis, Virgo predichina, Turia siburia e simili. Naturalmente si cercò di far tutto con ordine e sistematica-mente. La mattina, prima della Messa, e la sera prima del Rosario, i due ragazzi più bravi intonavano e gli altri li seguivano nel canto delle orazioni seguenti, tutte in albanese: l’Angelus...; i Misteri principali della Fede; Vi adoro o mio Dio; Pater, Ave e Gloria; Credo con la giaculatoria: Dolce Cuor del mio Gesù...; la Salve Regina; l’orazione al Santo del proprio nome (efficacissima per levare i nomi turchi o di animali, e prender nomi di Santi); i Comandamenti di Dio e della Chiesa; i Sacramenti con un po’ di spiegazione; quel che è necessario per ben confessarsi e per ben comunicarsi; i Novissimi; i ricordi pei fanciulli; gli atti di fede, di speranza, carità e contrizione. Alcune di queste orazioni si impararono pure in versi insieme con altri canti e inni, come, per es., lo Stabat Mater in albanese. E quei versi se li insegnavano gli uni agli altri e li cantavano quando i pastori uscivano al pascolo cogli armenti sostituendo i canti profani che parvero scomparire. Scomparve pure per quell’inverno a Ibalja il gioco dell’anello, pericoloso perchè dà occasione ai giocatori di gettarsi in faccia l’un l’altro vincitori e vinti le ingiurie più basse e provocanti. I missionari veramente non l'avevano proibito poi che non lo conoscevano ancora, ma cessò da sè poiché i giovani eran troppo impegnati a recitare e insegnarsi reciprocamente le orazioni. L’istruzione catechistica era opportunamente variata dal racconto di fatti scritturali e dalla storia dell’incarnazione. Piaceva soprattutto sentir narrare la passione del Signore e presero un gusto straordinario alla divozione delle t'ia Crucis. Parecchi impararono pure a servire la S. Messa ed era un correre ogni mattina per arrivar primi al luogo dell’altare. Anche le ragazze imparavano dai fratelli certe orazioni