— 25 — dell’uomo vecchio che non muore mai, e l'uomo nuovo che sarà rivestito, padrone assoluto del bene, di un rinnovamento eterno solo in un’altra vita. Presentare le cose in questo modo, non solo è più conforme a verità, ma è pure singolarmente adatto a incoraggiare tutti quelli ohe sono di buon volere. Troviamo fin d’allora che Domenico sentiva l’impulso vivo e costante di sacrificarsi per il bene altrui e che potremmo dire costituì sempre il genio proprio della sua attività religiosa. Egli era nato per il sacrificio e l’immolazione di sè nelle opere dell’apostolato. Sebbene i cataloghi non accennino a questa sua operosità. se non cominciando dall’anno 1875, a Bressanone dove è detto che. fra l’altro, era catechista dei ragazzi, pure secondo testimonianze orali, egli dovette esercitarsi in questo probabilmente fin dal 1872. A Eppan si era istituita una specie di congregazione forse mariana dei ragazzi italiani (Sodalitas puerorum italicorum) di cui troviamo che nel 1870 era direttore il famoso P. Ferdinando Puntscher. Fr. Corti, suo contemporaneo nella casa di Probazione a Eppan, ce lo descrive mentre con molto zelo si adoperava per l’istruzione e educazione religiosa di quei piccoli : poiché furon sempre i piccoli e i poveri che più attrassero il P. Pasi. Da varie voci si è sentito raccontare, che probabilmente a Bressanone fece, d’accordo con altri, fra i quali il P. Riccardo l’riedl, col quale ebbe la fortuna di far due anni di magistero in quel collegio (1875-1876) e tutto il corso teologico insieme a Lavai, il proposito di cercare davvero per 15 giorni di seguito « la maggiore mortificazione di sè in tutte le cose », come dice la regola dell’ordine, nella persuasione che se avessero potuto riuscire con soddisfazione, sarebbe poi stato meno difficile il continuare. Prima di concludere il periodo di preparazione, per passare insieme col P. Pasi al campo del suo lavoro apostolico, non posso omettere di riferir qui testualmente una memoria scritta sul detto padre, relativa alle vacanze dell’anno 1879 dopo che lasciò Lavai, già sacerdote. Riferisco questa testimonianza per la grande autorità del padre che me la scrisse come suo ricordo personale e per la grande venerazione che nutro per lui, come uno degli uomini più eminenti che abbia io conosciuto finora nella Compagnia.