— 227 — dente provocare nuovi urti nè essere opportuno di mettere l’ospizio altrove nelle circostanze in cui si trovava l’Archidiocesi; tanto più che eran corse voci assai poco favorevoli ai padri della Missione come fossero intriganti politici al soldo dell’Austria. E però il suo parere era che l’affare dell’ospizio si sospendesse. Non trovo che fino al 1905 si facesse più parola dell’ospizio per l’Archidiocesi di Scopia. Mgr. Trokshi seguitò nei modi più supplichevoli e gentili a domandare al P. Superiore l’aiuto dei Missionari, ma dell’ospizio non ne parla più. Non si riesce certo a comprendere il modo di procedere di quest’uomo. Eppure a-vrebbe dovuto accorgersi che quando costretto da Roma s’in-duceva ad aprire una residenza ai Padri volendoli anche per le scuole, si contraddiceva con quanto aveva messo per condizione la prima volta, che cioè i Padri nella sua diocesi ci dovevano andare solo in qualità di missionari. E poi non comprendeva che l’affare della scuola era di fatto piuttosto nelle mani del popolo e che non sarebbe stato nè prudente nè facile allontanare i due maestri albanesi? Perchè intricare nuovamente la matassa ? A ogni modo al P. Pasi verso la fine del 1905 parve giunto il momento di proporre ancora una volta a Monsignore l’idea di un ospizio pei Padri a Prizrend siccome l’esperienza mostrava che altrimenti sarebbe stato difficile dare in quell’archi-diocesi regolarmente le Missioni e prowdere a un tempo al riposo spirituale e corporale dei Padri. E però con lettera del 28 novembre di quell’anno egli scrivendo a Mgr. Trokshi che si trovava a Roma, proponeva in via del tutto confidenziale che se non si potesse ovviare altrimenti alle difficoltà accennate, cedesse egli temporaneamente la cella della parrocchia di Ferizo-vich a un padre e a un catechista. Così detto padre potrebbe farvi da parroco, e i missionari ci avrebbero avuto modo di ritirarsi a riposare. Ciò era naturalmente subordinato a quanto ne avessero pensato i Superiori maggiori di simile progetto, proposto solo perchè l’arcivescovo esprimesse il suo parere prima di fare i passi definitivi. L’Arcivescovo rispondeva da Roma in data 8 dicembre che avrebbe radunato i capitolari per sentire il loro avviso. Escludeva però a ogni modo la possibilità di co-