— 160 — mo con solennità raccomandando che spesso andassero colà a pregare, specialmente quando nei dì festivi non potevano udire la S. Messa; e che guardando quella croce si ricordassero delle istruzioni avute nella missione. Distribuite poscia alcune poche medagliuzze che ci rimanevano, ci mettemmo in via per ritornare a Scutari. Ripassando presso alla chiesa di Colai fummo pregati di benedire i sepolcri, e noi lo facemmo; non però ci poterono indurre a benedire quello del suicida, benché e allora e prima nella casa di Turk ci fossero replicate molte istanze sempre insistendo sulla ragione che l’infelice non era in senno quando si diede la morte. Qualcuno anzi venne a dirmi: « Padre, se egli poveretto non si è potuto confessare, ti confesserò io i suoi peccati perchè li so, e così tu potrai benedire il sepolcro ». Al ritorno i missionari ebbero la consolazione di sentire la parola augusta del perdono e di poter piantar la croce anche alla famiglia dove non tutti s’erano potuti indurre a quell’atto di eroismo cristiano. Così terminava l’escursione della quaresima di quell’anno 1886. Ho riferito quasi tutto, non solo perchè h uno dei migliori documenti che possediamo del P. Jungg, ma anche perchè ci dà un’idea esatta di quello che fossero allora le popolazioni cattoliche che passano l’inverno sulla costa del mare, presenta dei quadri veramente tipici della vita missionaria e mostra qual metodo si seguisse. Dal 18 al 29 luglio di quel medesimo anno, i due missionari invitati da quell’ottimo P. Nicola da Trento, francescano, che poi diventò vescovo di Pùlati, diedero una missione nella parrocchia di Kastrati seguendo lo stesso metodo e con pari successo. « Il Signore solo sa le consolazioni provate dai Missionari nel tribunale di penitenza, dove trovarono, non solo molti giovani sui quindici e sedici anni, ma uomini di venticinque e trentanni che mai non s’erano confessati. Dei vecchi poi molti da anni stavano lontani dai Sacramenti, ed in questa occasione si riconciliarono con Dio. Un pessimo abuso regna in questi luoghi, contro il quale combattono molto i buoni parroci, ma spesso con poco frutto, ed è la quasi niuna frequenza alla Chiesa. Molti non vi vanno che quattro o cinque volte l’anno nelle feste più solenni, allegando per iscusa la troppa lontananza e il da fare. Si può perciò facilmente immaginare quale debba essere la loro ignoranza.