— 233 — strare all’Albania cattolica in tempi particolarmente difficili i suoi disegni di misericordia e di amore per risuscitare il fervore della fede religiosa e rinsaldare la compagine cattolica di fronte alla perversione laica e massonica dei tempi moderni e della concezione liberale, disgregatrice d’ogni credenza, dello Stato. Le condizioni geografiche stesse delle regioni affidate da Dio per mezzo dei Vescovi e della Santa Sede a un manipolo di Padri che sotto la direzione di un capitano di prim’ordine si gettano per tutti i sentieri che conducessero per dove ci fosse l’orma di un povero albanese cattolico, si confacevano perfettamente al genio della nuova istituzione. Così la Missione doveva essere un complemento naturale e necessario del Seminario, dove, secondo le più austere tradizioni della Chiesa, si cerca educare un clero indigeno-che sappia immolarsi poi nelle parrocchie alla salute dei suoi connazionali; i Missionari al suo fianco suppliscono alla sua scarsezza, prestano una mano forte al suo lavoro, cercano di precederlo da per tutto col loro esempio. Vediamo il P. Domenico all’opera.