— 249 — sue lettere il P. Domenico Pasi, cercando di completare una re-lazione con l’altra. Descrizione di viaggi, luoghi, costumi, condizioni politiche, sociali e religiose. Mgr. Marsili aveva incaricato il R. D. Lazzaro Lisna, parroco di Shllaku, di accompagnare i missionari e di installarli a Iballja. A lui si era aggiunto il R. D. Nicolò Vjerdha (o Sarda), parroco di Mazreku, che volle accompagnarli per un tratto di via quasi per applicare una bellissima legge tradizionale in Albania che l’ospite e lo straniero non si devono lasciar soli. Tutti e due eran giunti in Seminario la sera del 5 novembre e la piccola carovana si metteva in viaggio la mattina del sette con tre cavalli carichi delle cose più indispensabili per una cappella e per stabilire una piccola residenza e non dover prender alloggio in famiglie private con grave disturbo e danno ai ministeri sacerdotali. Lasciamo ora libera la penna del P. Pasi. « Appena passato il ponte del Drino (a Bahgallèk) cominciò" una pioggia così forte, che mai fino allora si ebbe la simile in quest’anno. Durò per tre ore continue; nemmeno l’incerata bastò a difendere i poveri viaggiatori dall’essere bagnati fino alla pelle. Il Drino non era ancora cresciuto molto e si passò facilmente, ma arrivati al torrente Gamsice non ci fu verso di passarlo tanto era ingrossato. Mentre stavamo in pensiero sul da fare arrivarono da Scutari, dove erano stati al mercato, alcun» d’Ikbalia, tra i quali un turco sui 30 aimi appartenente alla prima famiglia d’Ikbalia. Quando sentirono che la piccola carovana era diretta per Ikbalia assai si rallegrarono e ci dissero che a circa un chilometro di distanza v’era un ponte sul quale si poteva passare il torrente, ma conveniva costeggiare il monte per sentieri appena praticabili pei pedoni. Alcuni cristiani del vicinato ci videro e vedendo il bisogno che avevamo del loro-aiuto ci si offersero per guide fino al ponte, e essi in compagnia degli altri viaggiatori avrebbero ajutato i cavalli per quei dirupi. È’ difficile immaginare l’orribilità di quel sentiero; più volte si dovette ascendere per buon tratto per coste ripidisisime senza strada e piene assai di sassi e discendere per luoghi ancora più pericolosi. Ogni cavallo aveva due e tre uomini che lo ajutavano a salire e lo sostenevano nel discendere. Noi stavamo sempre in pena che ci accadesse una qualche disgrazia. Invece i poveri viaggiatori d’Ibalia eran fuori di sè per l’allegrezza di aver tra poco fra loro due missionari, e ad ogni tratto si fermavano"