— 208 — motivi fu proposto da qualche vescovo e fu ventilato fin da principio il progetto che accennavo sopra di stabilire delle stazioni centrali pei missionari possibilmente nelle singole diocesi o almeno nelle più difficili e lontane, com’era p. es. Scopia. Ciò sarebbe servito non solo per maggior convenienza e comodità nell’esercizio del ministero apostolico, ma avrebbe evitato l’inconveniente di dover disturbare troppo i parroci, dove la miseria del paese rende anche il montagnolo, pur così ospitale, poco favorevole ad accogliere i missionari, tanto più che nè il clero nè il popolo si rassegnano all’idea di trattarli in qualunque modo, ma vogliono per le tradizioni stesse dell’ospitalità, che l’amico e tali amici come sono i missionari, di cui apprezzano i sacrifici e sono riconoscenti per la collaborazione, sieno trattati in modo signorile (zotnìsht). Se non che non ostante tutti i progetti ventilati e le proposte fatte, per molti anni la Missione non ebbe che una casa centrale, e anzi anche questa non fu aperta subito dopo fondata l’opera nel 1888, ma si do- contrade delle parrocchie, perchè tali visite erano una spesa non lieve per le famiglie dove alloggiavano: « Tutto al più — egli osserva in un suo abbozzi sulla missione volante -- può un(o) fare un giro una o due volte l’anno per confess(are), battezzare, unire i matrim(oni), ma non più per non essere di peso all’ospite che suol essere il capo del paese, nè può fermarsi più d’un giorno in ciascun paese: 1) perchè i villaggi sono molti e distanti, 2) per l’aggravio che si dà all’ospite che deve dare caffè, rakia, carne non solo al sacerdote ma u molti altri che vengono a fargli visita e mangiar con lui per fargli onore, e perchè così esige l’uso del paese ». I missionari, però, si opposero sempre a un tal uso e non permisero che s’affollassero gli ospiti dov’essi si recavano. 11 pensiero di aver a incontrar spese per l’arrivo dei missionari, osserva altrove il Padre Pasi, distoglierebbe gli animi dalla Missione. I Padri non dovrebbero essere affatto di aggravio, nè ai fedeli, nè ai Parroci, nè ai vescovi « e questo è un punto capitale se si vuole ottenere Io scopo desiderato. Il paese è poverissimo, nè i Parroci in generale nè i Vescovi possono far spese straordinarie; appena hanno essi di che vivere poveramente »... « Bisogna che il missionario possa dire a tutti: la mia dimora presso di voi non sarà di aggravio, perchè penserò io alle spese che dovrete incontrare durante la mia dimora qui ». Così pensava e scriveva il P. Pasi il 16-8-’90 e per alcuni anni diede limosine in abbondanza nelle varie parrocchie. Poi dovette smettere, poiché il Clero stesso mostrò di non gradire che si pagasse l’ospitalità. Ma l’ideale era certo bello, splendido.