— 261 — Per le montagne di1 Puka, di cui parla particolarmente il P. Pasi, anche i tempi in cui egli le visitò dovettero essere assai tristi e la povertà ci dovette essere endemica. Certo il quadro che ce ne fa commuove un animo che abbia il senso umano della compassione quando ci dice che « ...nessun povero in altri paesi va vestito come questi montanari. Ai bambini in generale non si fanno vesti finché non sieno all’età di sette, otto e più anni, e nel più crudo verno voi li vedete girar per casa e pel cortile affatto ignudi o quasi; dicono che le loro vesti sono il fuoco. I grandi poi sono sempre scalzi d’invemo e d’estate, e solo quando viaggiano o vanno per legna sulla neve si calzano; ma spesso avviene che tra cinque o sei uomini che sono in casa, si troveranno solo un paio o due di « opanghe » (specie di calzatura, che tien luogo di scarpe), che si prestano in giro fra quelli che debbono andare a qualche distanza. La massima parte va senza camicia, e quei pochi che n'usano l’hanno così nera e a brandelli, che spesso non serve che a far sapere, che una volta era stata buona. Portano una specie di calzoni, che fanno essi di lana, e chiamano tirso (tirq) ed una specie di soprabito detto giamadam (xhamadàn), ma spesso li hanno così pieni di cuciture e rappezzature che non si può immaginare cosa simile; ma col solo descriverla non può niuno farsene un’idea. Quanto al vitto, essi mangiano pessimamente. Avendo in generale pochi animali, e dovendo conservare il poco formaggio e butirro che fanno, per le feste in cui hanno invito d’amici o per altre occasioni solenni, il loro cibo ordinariio è pane di grano turco con sale oppure con una cipolla cruda, o con un po’ di quell’acqua salata, in cui sogliono conservare il farmaggio. I loro mulini sono la cosa più primitiva che possa immaginarsi, perchè sono due pietre una sopra l’altra; la superiore, eh© non ha che un mezzo metro di diametro, è fatta girare dall’acqua, e stritola in qualche modo i grani di frumentone. Il mulino non è riparato, è mal coperto, e quindi quando piove o nevica subito si guasta e non lavora, o non si può starvi dentro a lavorare, e quindi il paese è senza farina. In queste circostanze, che accadono non di raro, i nostri bravi montanari non s’inquietano, ma prendono alcune pannocchie di grano turco, le mettono a bollire nell’acqua oppure le abbrustoliscono sulle brage, e se le mangiano. Ma e perchè in queste circostanze non domandano in prestito un po’ di farina? Non la trovano; perchè qui è ben raro che si macini per due giorni; si macina ciò che occorre per quel giorno; « pel domani, dicono essi, penseremo domani ». La