— 100 — di Kastrati che i RR. PP. Francescani governano con zelo. Ma il male è che finora su questo punto non c’è uniformità di vedere e di agire nelle varie Diocesi. Alcuni credono che non si possa togliere l’abuso, e si adattano a tollerarlo. Altri giudicano si debba togliere con una dispensa generale per tutti i casi di matrimonio colle cognate, e non si avveggono che in questo modo non si tolgono i concubinati, ma si apre loro il portone e per l’avvenire non si darà più un caso in cui alla morte del fratello non si prenda la cognata, anzi si abuserà della cognata prima ancora di far benedire il matrimonio e prima che muoia il fratello, anzi si verrà a confermare il popolo nell’idea che colla pioglie del fratello o di altro parente non ci sia parentela per la ragione che essa è di altra fratellanza, fosse pur anche nel millesimo grado e più in là. Come pure si considera peccato gravissimo, ed è raro che avvenga la fornicazione con donna della propria fratellanza o tribù, mentre si stima poco o nulla con altra donna, quand’anche fosse stretta parente della moglie. Per capire bene queste cose bisogna conoscere bene i costumi del paese ed aver anche un buon criterio pratico, perchè alcuni conoscono i costumi eppure sbagliano nel giudizio pratico. Per es. nella Diocesi di Durazzo alcuni anni fa fu data una dispensa per non so quanti matrimoni con le cognate. In generale tutti gridarono contro quel fatto come mezzo dannoso allo scopo di levare l’abuso. Mgr. Logorezzi domandò, si dice, la dispensa di poter unire i cognati; appena il clero lo seppe, e specialmente gli ecclesiastici più zelanti e giudiziosi, subito si spaventò e si oppose affinchè mai si volesse servirsi di quella dispensa che sarebbe il mezzo non di torre l’abuso ma di renderlo perpetuo. Mr. Severini, Mr. Marsili, Mr. Cracchi, i PP. Missionari di Pu-lati, i Missionari ambulanti della Compagnia sono tutti dello stesso parere cioè contrari alla dispensa. L’Abate dei Mirditi ha stabilito pene gravissime contro i concubinari nè c’è pericolo che voglia dare disperile ». E conclude che in casi simili è di assoluta necessità in Al« bania per ottenere l’intento, che i Vescovi discutano certi punti fondamentali e prendano decisioni di comune accordo. La Missione si presenta loro come un potente ausiliario, se credono potersene servire. In un ialtro luogo il P. Pasi spiega meglio la sua idea sulla deficiente educazione del clero in passato.