— 228 — struire un’altra casa parrocchiale in quella città. Intanto ne parlava al P. Generale che rispondeva non esser contrario che i Padri girassero anche per dieci mesi evangelizzando, ma essere alieno che si assumessero il servizio di parrocchie. A ogni modo aspettar lui su ciò una lettera dal P. Pasi. E così sembra che morisse anche questa proposta poiché non trovo che si sia continuato a trattarne. Non trovo altri documenti relativi a un possibile ospizio a Prizrend finché, come vedremo, non ne farà domanda al P. Provinciale S. E. Mgr. Lazaro Mjedia proprio l’anno che quel degnissimo prelato fu trasferito a quell’Archidiocesi da Vescovo coadiutore che era di Scutari. Intanto però un altro Vescovo, Mgr. Giacomo Sereggi di Sappa, proponeva, di sua spontanea volontà, che i Palri accettassero per ospizio la casa costruita a Iballja nelle Sette Bandiere di Puka da Mgr. Mjedia, quando era egli vescovo di quella diocesi. Sappiamo questo da una lettera con la quale il P. Pasi proponeva la cosa al M. R. P. Bàc-colo Provinciale. Il P. Pasi sulle prime pensava che sarebbe opportunissimo accettare, perchè Iballja è un luogo centrale come appariva da uno schizzo geografico che aggiungeva. Inoltre, osservava il Padre che a Iballja aveva passato i primi amii di missione e doveva tenerla particolarmente cara, questo paese « sarebbe un bellissimo luogo per una scuola elementare. Oltre i ragazzi delle famiglie d’Ibalia, verrebbero altri dai villaggi d’intorno che hanno parenti o amici ad Ibalia, Se si volesse isti-stituire una scuola di arti e mestieri o dar qualche istruzione di agricoltura il luogo si presterebbe assai, e si farebbe un bene grande a quella povera gente ignorantissima di tutto ». D’inverno ci sarebbero bastati un Padre e un Fratello; d’estate, quando manca il lavoro delle missioni, altrove, altri missionari ancora avrebbero potuto andarci da Scutari che ci avrebbero trovato abbastanza lavoro, e quel soggiorno avrebbe giovato loro per l’anima e per la salute. E poi da Iballja sarebbe stato facile andare anche nelle regioni dipendenti da Prizrend. La difficoltà poteva essere solo il fatto che in quelle parrocchie si erano stabiliti i Padri di S. Francesco; Mgr. Sereggi però pensava