194 LìAlbania e l'opera di G. De Rada “ Separiamoci come figure, che erano unite nel sogno della notte E Annone esprime l’immutabilità delle sue convinzioni come una immagine nuovissima ed energica : “ Di me sempre fu uno ed a sè simile il dire, pari in ciò all’uccello, il quale il canto donatogli dai numi in altro non cambia mai Sofonisba a Vedanta, moglie di Massiva, che tacitamente giubilava nel cuor suo della presa di Cirta e pur riveriva lei come regina, dice: “ Ah, la via della vita non si rifà! „ Sono sentenze piene di senso, che ciascuno di noi ha nel cuore e tuttavia nel parlare non ritrova mai. Lo stile è nobile e vigoroso e la lingua avrebbe una potenza classica, se non fosse irta di durezze e seminata di arcaismi. È la lingua de’ suoi poemi, senza artiflzii, senza lenocini, qua e là contorta e con crude inversioni, ma assai più corretta che nelle altre sue opere, pareggiabile alla traduzione della prima edizione del Milosào e delle Quattro Storie. Gran parte dell’ impressione sfavorevole di questa tragedia si deve all’uso di essa, e allo stile involuto, duro, latineggiante. in. In Italia questa tragedia passò affatto inosservata e un esame critico di essa non ci venne che dalla Germania, pubblicato da E. Bucholtz nella Rivista della Stampa estera di Lipsia (1). È un giudizio assai favorevole, ma superficiale. Il cocchio, su cui Asdrubale conduce sposa a Siface la figlia, è magnifico, dice il Bucholtz : ricorda il carro di A-gamennone neìl'Eschilo, sul quale il re arriva con Cassandra. Sofonisba “ da per tutto è pura, nobile e grande „ e “ tutta l’azione è tanto vera e commovente, tanto patetica e pia, come di nessuno de’ suoi precursori „. “ Il De (1) Vedi nota a pag. 189.