134 L'Albania e V opera di G. De Rada le aggiunte all’insieme. La stessa forma esteriore è difettosa: mescolanza di lirica e d’epica, senza i debiti nessi e collegamenti, senza quelle suture delicate, che formano del tutto un’immensa tela, su cui vien poi dipinta la storia umana. Le storie intramezzate di poemetti e divise in sezioni, la forma spesso dialogata, interrotta da considerazioni ascetiche e filosofiche, tolgono al poema compostezza ed armonia, e degenerano in fastidio innanzi a pensieri, i quali resistono ad ogni interpretazione. Molto frequentemente la mancanza di idee intermedie tra storie e parti di esse e perfino tra idee e idee, genera lacune, al quale effetto concorron le perifrasi non infrequenti dei nomi di personaggi. Della condizione sociale del popolo albanese non si ha sempre un’idea adeguata, per modo che si attribuisce ad esso una squisitezza di sentire, che può essere solo il prodotto della raffinatezza di una civiltà avanzata e matura. Il sentimento religioso, ispirando meditazioni acute, quantunque giuste, intralcia assai spesso il pensiero e l’appanna, e lo stesso effetto producono gli accenni ai costumi, che, per essere affatto diversi da quelli del mondo occidentale, richiederebbero schiarimenti. È naturale che piaccia a un albanese la semplicità omerica delle donne, ed è pure naturale che piaccia anche ai non albanesi, ma anzitutto occorre intenderla. L'ora è qualche cosa di divino pel poeta, di significato assai largo e piena di senso; ma l’acutezza dell’idea impedisce di veder questo nesso e chi non si ferma o non si può fermare a considerarla come il tempo che ci è stato dato da Dio per vivere, la respinge. I traslati arditissimi, i costrutti contorti, le ellissi frequenti, le forme sintattiche assai libere, il linguaggio eccessivamente poetico, gl’idiotismi della lingua che spesso non offrono un’idea soddisfacente, posson disperdere o attenuare le asperità e smussare le crudezze in una traduzione eseguita con assai gar-