Cap. I — Vita 37 rono alla sospettosa polizia borbonica come colui che avea preso parte a’moti insurrezionali di Calabria del 1836 ed un rescritto reale gl’ interdisse, dopo tre anni, la cattedra. Nel 1850 condusse in moglie Maddalena Meliki, nata da una ragguardevole famiglia di Cavallerizzo, colonia albanese nel versante del Tirreno. Quella signora, nata di gente Ghega (1), adornava la sua avvenenza di pudica modestia e di signorile decoro e fu lo spirito buono della casa del poeta. Ancora risuona, dopo tant’anni che ella è passata da questo mondo, agli orecchi di chi ebbe consuetudine con lei, la sua voce armoniosa e sta dinanzi agli occhi della mente la sua distinta figura. Nel piccolo villaggio, ove le figure femminili aeree e spirituali s’erano, dopo la partenza da Napoli, dileguate dalla mente del poeta, la mite e bella signora, dalla voce soave, dal nobile portamento, la quale accoglieva in sè le purissime linee del tipo pelasgo e la nitidezza del sangue albanese, più d’una volta col suo sguardo tenero sedò le tempeste del cuore del poeta e fu specchio, a cui s’inspirarono le sue nobili figure. Da lei gli nacquero quattro Agli, Giuseppe, Michelangelo, Rodrigo ed Ettore. Quest’ultimo, ancor fanciullo, gli fu rapito dalla morte nel 1860, e il doloroso caso egli ritrasse con cuore di padre nel IV libro della Vita di Serafina Thópia. Ma il dolore non lo vinse, poiché dal 1861 al 1869 la sua attività letteraria ricomincia a farsi notevole. Pubblicò in questo periodo i Principii di Estetica, le Antichità della Nazione Albanese, le Rapsodie, la Lettera politica ' (1) Gheghi si chiamano gli Albanesi dell’Alta Albania, che da essi prende anche il nome di Ghegheria. Tra le colonie della Calabria vive ancora il nome foneticamente corrotto (Gjegji), che parrebbe dover ricordare la provenienza degli Albanesi di Calabria dalla Ghegheria. Ma è inesatto: molti paesi hanno origine tosha, cioè provengono dalla Bassa Albania (Epiro), che si chiama anche Tosherìa.