202 L'Albania e l'opera di G. Le Rada tradizione orale e letteraria che l’affermi. B poiché i poemi eroici sono l’espressione della magnifica grandezza di una nazione e l’inno pomposo della sua gloria, dovrebbe in queste rapsodie apparire rilevata e solenne questa concordia di sentimenti e disegnarsi armonicamente operante l’anima della nazione albanese. Ora nulla di tutto questo rivelano i canti di queste rapsodie, mentre la storia narra che, durante il Medio-Evo, esistette un popolo albanese con la sua lingua, i suol costumi e le sue gesta, ma non raccolto in una nazionalità, non legato in una unità di tradizione e di sentimenti, nè operante in una concorde cerchia d’azione. Fa difetto a queste rapsodie il nesso e l’unità organica, che pur apparirebbe in mezzo a tanti frammenti, nè si avverte la continuità del racconto. Finalmente un poema epico avrebbe adottato un metro più largo e impresso un’ intonazione più solenne, corrispondente alla gravità del subietto e ai fasti superbi della nazione. Esse «adunque non sono che canti popolari della forma di quelli che arricchiscono tutte le letterature europee, e nulla hanno di comune coi canti epici dell’antica Grecia, che cantavano gli aedi e che costituirono il primo nucleo dei poemi omerici, fuorché qua e là l’intonazione guerriera e il sentimento nazionale, che, per solito, non manca ai canti popolari di altri paesi. IV. Questi canti furono divisi nell’edizione di Firenze in tre libri, narranti il primo le condizioni degli albanesi nello stato libero; il secondo l’invasione de’Turchi e le vittorie degli Albanesi ; il terzo le loro sventure e le loro speranze. Nella seconda edizione comparsa nel Fiàmuri Arbèrit, il De Rada, che passò gran parte della sua vita tormentandosi a dar più logico e ragionevole ordinamento alle sue produzioni letterarie, li distribuì in quattro parti, contenenti