304 L’Albania e l’opera di G De Rada insigni nella politica, nella letteratura e nelle scienze, memorabili, tra gli altri, Mommsen, Dora D’Istria, Gaidoz, Meyer, Podhorszky, Samogiy, Nicolucci, Cantil, Kerbaker, Stier, Bucholtz, Benloew, la baronessa Knorr, e raccolse oltre trecento abbonati in Italia, Francia, Germania, Austria, Ungheria, Grecia, Turchia, Rumenia, Albania, Egitto, Stati Uniti d’America, Argentina, Asia, coi quali avrebbe potuto vivere prosperevolmente, se l’amministrazione fosse stata più ferma ed ordinata e se la compilazione fosse stata più rispondente all’arte giornalistica moderna. Scritto in una lingua che conoscevano pochi e pochissimi leggevano, tradotto in un italiano faticoso e contorto, con sviste, scorrezioni ed errori tipografici infiniti, senza un regolare servizio di informazioni, avversato dalla Grecia, dall’Austria e dalla Turchia, che lo respingevano da' loro Stati, e, nell’ultimo anno, non curato convenientemente dall’editore, stretto più che mai da difficoltà finanziarie e da lutti ed afflizioni domestiche, mori, dando luogo, dopo alquanto di tempo, alla Nazione Albanse, che ereditò i suoi principii e le sue idee, ma non lo spirito ardente e battagliero che l’animava. Il favore del giornale era dovuto, in due campi diversi, a due ragioni pure diverse, all’idea della nazionalità albanese, che per la prima volta veniva formulata dal De Rada e lanciata, come grido di dritto conculcato, alla diplomazia europea, e alla diffusione della letteratura albanese, che fino allora era volgarmente creduta un mito. Gli uomini politici e i dotti ne furono riscossi. La Biblioteca pubblicò successivamente nelle sue colonne le Rapsodie, il Lessico di esse, La Caduta della Reggia d'Albania, il dramma / dieci passati per le armi in Pizziglìa e la Satira contro i Sandemetresi di Costantino Bellucci, detto Costa di Scialja, che è una aristofanesca dipintura delle abitudini slombate dei cittadini benestanti di S. Demetrio, i quali all’odor di una giovane avventuriera, faceano innanzi a lei la parte