CAP. Vili. Lo “ Specchio ài Umano Transito,, (Vita di Serafina Thòpia) (1). I. Il poema Specchio di Umano Transito (titolo sesquipedale e antipoetico) è la storia di Serafìna Thópia, duchessa di Arta e Chiinàra, poi sposa a Nich Dukagino, principe di Zadrlma, nell’Alta Albania. Il poemetto è preceduto da una breve prefazione, che non è se non la prefazione dello Shanderbeg, a cui segue la preghiera alla Vergine, che serve di prefazione al Milosào. Esso s’apre con una delicata canzone di Serafina, che è contenuta in uno de’ canti dello Shanderbeg e che il rimaneggiamento a cui, contro ogni ragione, l’ha sottoposto l’autore, ha sfiorato delle intonazioni più morbide e squisite. Il vecchio Dukagino ragiona col figlio Zakaria dei prossimi sponsali del fratello, e tutti e due martellano su una questione d’interesse, che il vecchio risolve violentemente, scacciando da sè con fiera alterigia il figliuolo. Nicola Dukagino va a vedere la sposa in Arta e le canta una serenata, piena di passione. Il padre vorrebbe mettere a parte Serafina del disegnato matrimonio ma ne lascia la cura alla madre. La giovine alia nuova resta turbata e triste, e nella sera di S. Giovanni espone al davanzale due cardi passati per il fuoco, (1) Poesie Albanesi, voi. II, Specchio di Umano Transito, Napoli, Morano, 1897; Vita di Serafìna Thópia, principessa di Dukagino e frammenti de’ suoi canti nel secolo XV.