298 L'Albania e l'opera di G. De Rada natezza e indeterminatezza delle declinazioni, che ha qualche analogia con la lingua siriaca(?). Gli stranieri che si sono occupati di essa l’anno spesso svisata. L’autore polemizza frequentemente con i più chiari albanologi o nella Grammatica o nel Fiàmuri, con Hahn, Camarda, Miklosich, Schuchardt, Dozon, Meyer, e corregge i loro errori. Ma per quanto essi si siano lasciati condurre ad errori gravi o per effetto della direzione dei loro studii, spesso ostile alla lingua e alla nazionalità albanese, o per effetto della loro ignoranza e buona fede, la lingua albanese resta con la sua personalità e con la sua flsonomia. E questa personalità e questa flsonomia le dànno, secondo l’autore, carattere di lingua sintetica e una forza di resistenza, che nessun’altra lingua ebbe mai, nonostante essa sia stata insidiata dall’ invasione di tanti popoli, intaccata da tanti elementi linguistici, minata da tante genti nemiche. Ma intorno la qualità di lingua sintetica dell’ albanese io non son d’accordo con l’autore. Consento invece all’opinione del Benloew (1), che cioè essa sia in un periodo di transizione tra la sintesi e l’analisi, il che, per altro, significa che è stata una lingua sintetica. Il Benloew non produce argomenti, nè io ho qui I’ opportunità di farlo. Ho raccolti numerosi elementi, che se mi sarà dato di riordinare, esporrò in un libro a parte. Mi piace qui enumerare, fuggevolmente, qualcuno di essi, la presenza, cioè, in certe forme nominali, di alcuni segnacasi, e dell’articolo che rimase fossilizzato dalla resistenza della lingua, l’oscuramento del neutro, l’uso dei verbi ausiliarii nella coniugazione, le numerosissime perifrasi temporali, la declinazione determinata e indeterminata che s’incontra anche nel rumeno e nel bulgaro. Questi fatti ed altri molti costituiscono un carattere, che resta come pagina eloquente della storia di questa lingua, cioè una romanizzazione iniziale, per cui (1) Benloew, Analyse de la langue albp. 189 e 192.