Cap. XVI — Gli Stati rappresentativi 233 smo, che è il ruffiano delle libidini degl’imperanti. Il giornalismo è un mestiere, a cui si dedicano ragazzi inesperti ed uomini ignoranti, senza fede e senza coscienza, che sfacciatamente mentiscono e si vantano di mentire, perchè son prezzolati. Cosicché creano un’opinione pubblica falsa e col verba dabo di Ovidio, usa del popolo come di una femmina, a cui non si ha che dare. Nullo è il diritto di petizione, perchè al diritto di chiedere non corrisponde il dovere di dare, e parimente effimero è il diritto di associazione, che non può imporre la sua volontà al Governo e al paese, nè ha forza, con le dimostrazioni e coi clamori, di raddrizzare le gambe ai cani, e quando la folla sia divenuta temibile, costretta da una rete di soldati, svanisce. Del resto le manifestazioni di piazza non hanno valore morale: gli autori di esse appartengono, d’ordinario, a bassi fondi sociali. Il suffragio universale che taluni propongano a guarire queste piaghe, è inane. Le plebi vendon le coscienze, e d’altra parte non posseggono alcun lume d’intelletto per scegliere. I dominatori insistono su questa riforma, ma ei si scalmanano perchè con questo mezzo si pongono ai piedi un puntello più solido e fermo. iii. Demolito l’ediflzio, ricostruisce così: Impedire che le maggioranze siano autrici del dritto, ed ammettere il loro vantaggio solo quando esso non includa una menomazione delle minoranze, il che deve definirsi da uno statuto: ad ogni modo rispettare sempre i dritti di natura e quelli nati da leggi positive. Annullare l’ebetismo umano, che concede altrui la volontà del popolo. Fiaccare il prepotere della burocrazia, che è il tarlo roditore dello Stato, e promuove la corruzione, che consiste, secondo Aristotile, nelle preferenze che si dànno a quelli che governano su quelli che sono gevernati. Ricostituire i Comuni in enti autonomi