Cap. X — Lingua 173 H. Ma la gloria maggiore gli viene, a mio parere, dalla lingua. Il De Rada è il creatore della lingua letteraria albanese. Non già che egli abbia inventato un volapiik qualunque, ma senza dubbio ha posto su solide basi il patrimonio linguistico del suo paese, che è il vincolo più insigne delle nazionalità di un popolo e il primo elemento costitutivo di una nazione. Ancorché si vogliano ritenere erronee (e non sono) le sue opinioni sull’origine pelasgica degli Albanesi e sull’origine della loro lingua che poi non è un paradosso, come inclinerebbero a credere alcuni glottologi tedeschi (1), egli con le sue poesie e le sue prose ha elevato un monumento duraturo, che nessuna forza politica e nessuna teoria glottologica varrà ad atterrare. Si può (ma non sempre) dissentire da lui ne’ dettagli e nelle ricerche linguistiche, segnatamente per il metodo, ma si deve consentire in ciò che ora non più nè Greci, nè Slavi, nè Bulgari, nè Austriaci possono, ragionevolmente, gettare in faccia agli Albanesi il vilipendio, che essi non posseggano neppure una lingua, e che quella che parlano sia un miscuglio di lingue balcaniche, classiche, barbare ed orientali (2). L’albanese della madre-patria è bensì fortemente inquinato dai contatti de’ popoli confinanti, ma ciò non autorizza a ritenerla un semplice frammento e una reliquia della lingua illirica, che sia destinata a perire. Le opere del De Rada provano invece che essa è una lingua abbondante e robusta, che ha una potenza di espressione meravigliosa e un’elasticità e comprensività, che manca a molte lingue europee, che vantano una ricca letteratura. (1) Mihlosich, Alban. Forschungen Die slav. elem. im. Alban., p. 2. (2) Mkyer, F.lym. Wärt., Yarrede. Vedi anche il suo scritto Deila Lingua e della Leiterat. Albanese nella Nuova Antologia, Vol. I, Ser. II, 15 apr. 1885.