Cap. XII — Sofonisba ir. La tragedia è concepita con una sobrietà di disegno,, che meraviglia, quando si pensi alle costruzioni epiche generalmente incomposte del poeta. Ma è da avvertire che qui non si tratta propriamente di costruzione, ma del disegno di un quadro, ov’è effigiata un lato della vita umana, nel che il poeta è sempre irreprensibile, sovente mirabile. Gli atti e le scene son distribuite con gradevole precisione di contorni; gli attori, le lor movenze, le loro azioni rilevate con agile eleganza di linee: la tragedia, esteriormente appare un edificio del più bel periodo dell’arte ellenica, che, osservato attentamente, vi soggioga con la semplicità del disegno, l’agilità e la purezza delle sue linee, e la classica limpidezza de’ quadri. Ma la tragedia manca di azione e movimento e quindi d’interesse. Non v’ha un nodo a cui convergano e s’intreccino le fila dell’azione, perchè l’amore di Sofonisba e Mas-sinissa è così languido che non può muovere nessuna macchina, la quale imprima e irraggi un’azione gagliarda e potente al dramma. Il suo eccessivo decoro, la rigidezza dell’insieme estinguono ogni passione, e la figura di Mas-sinissa, che appare due o tre volte solamente, è un’ombra senza volontà e senza sentimento. Le scene prese isolata-mente sono piene di realtà e semplicità, ma troppo spesso non discendono dal midollo degli avvenimenti: sono semplici quadri della vita, che, soppressi, non sottraggon nulla, o quasi nulla, all’azione. Il poeta ha fatto un idolum libri de’ suoi convincimenti politici aristocratici, a cui i dissensi acuti e secolari dell’aristocrazia colla democrazia cartaginese si prestavano meravigliosamente : la scena dell’assemblea popolare cartaginese e quella di Ciuffa e Cleone sono mirabili per verità e sobrietà e anche oggi sarebbero d’un’attualità edificante.