l'ammiraglio des geneys e i suoi tempi 67 tosto armati con marinai francesi, fu imbarcato quanto di buono capitò sotto mano agli invasori e tutto, conili resi 100 cannoni, fu inviato a Tolone. Alla voracità nemica sfuggì tuttavia il miglior boccone del festino, e cioè la fregata « San Vittorio ». Il Capitano di vascello Ross, che la comandava, vista la brutta piega delle cose, non aspettò che i Francesi gli fossero sopra, ma, salpata l’ancora e date tutte le vele al vento, prese rapidamente il largo protetto dalla bandiera inglese, che egli aveva avuto l’accortezza di alzare al posto della sabauda e che, come appartenente a potenza non ancora dichiaratasi in guerra con la Francia, assicura-vagli i vantaggi della neutralità. Il Memoriale Des Geneys, nel raccontare questo ingegnoso e fortunato salvataggio, non si lascia sfuggire l’occasione per mettere in rilievo la parte che vi ebbe il 1" luogotenente di bordo. Il Des Geneys, — dice il Memoriale — dopo avere in un Consiglio di guerra, convocato dal Comandante Foncenex. emesso e sostenuto il parere che a nessun costo si avessero ad abbandonare in mano del nemico le navi atte a prendere il mare e si dovesse invece fare tutto il possibile per salvarle quantunque la dotta nemica incrociasse davanti al golfo, si adoperò, dal canto proprio, col massimo zelo per tenere la « San Vittorio » pronta a mettere alla vela, ed alto il morale dell ’equipaggio, già accennante a vacillare di fronte all’incertezza della propria sorte. «Cosicché — seguita sempre il Memoriale — non può negarsi che a lui, Des Geneys, fosse principalmente dovuto il fortunato esito di quella impresa (la partenza della « San Vittorio»), altrettanto ardita quanto pericolosa; la sola che abbia, in qualche modo, costituito una piccola diversione alla vergogna di cui l’inesperienza ed il radotarjc dei generali e dei loro aggiunti coprirono in quei giorni le armi di S. M. in Nizza e Savoia seminando spavento e confusione nelle loi'o disordinate ritirate ». Come si vede, l’autore del Memoriale non aveva peli sulla lingua, o. per meglio dire, sulla penna.