EMILIO PRASCA Re Carlo Felice. Non esce dalla sua penna un detto solo che sconfessi i principi liberali onde muovevano i propositi di quei patrizi che avevano preparato i moti del 1821 c che primi ne avevano a lui confidentemente tenuto discorso. Egli sente nell’animo i dolori della Pàtria ma egli deve rimanere fedele ai suoi doveri di soldato e vuole adempirli con rigorosa lealtà, comprimendo le più care ispirazioni, sacrificando ad essi perfino il suo dovere di Principe » (1). Troppo bene conosceva l’Ammiraglio il carattere e le idee di Carlo Felice per non rendersi esatto conto della gravità della situazione, sia per il Regno, sia, in particolare, per il Principe di Carignano. Pur non lavorando eccessivamente di fantasia circa l’impressione prodotta dalla lettera dell’inesperto Principe sull’animo del navigato amico suo, non si va certamente molto lungi dal vero quando si immagini quest’ultimo, nell’atto di alzare, a lettura compiuta, le braccia al cielo esclamando: Povero figliuolo! Ormai non v’era, comunque, da esitare. Le principali Autorità furono nuovamente daH’Ammiraglio convocate al Palazzo dell’Ammiragliato insieme a diversi fra i più influenti e stimati cittadini. E l’Ammiraglio, data loro comunicazione del Proclama del Duca del Oenevese (2) e di quanto il Principe di Carignano gli aveva scritto, manifestava loro la propria risoluzione di eseguire gli ordini ricevuti e, nel contempo, raccomandava a tutti di adoperarsi per persuadere la popolazione a conservare, nello stesso interesse suo proprio, il contegno serbato fino allora, contegno che la paterna benevolenza del nuovo Re non avrebbe certamente mancato di apprezzare e premiare. Portava poscia a loro conoscenza anche la minuta di un suo proprio proclama che intendeva pubblicare insieme a quello del Duca del Genevese. Tutti (1) V. 1’. Rovelli : ('urlo Alberto, ecc., paje. (21 Così Carlo Folio«' continuava a oliianiarsi, preferendo egli non considerare ancora definitiva l'abdicazione del fratello.