che molte cose egli ommise di fare perchè non sapeva. Inoltre il non essere molto pratico, alcune volte lo fa-cea irresoluto e timido. Egli avrebbe dovuto sapere la notte che allo scoperto il nemico si pose al lavoro, e cosi l’avrebbe disturbato. Gli Austriaci contavano di perdere in quella notte ben trecento uomini. La sorpresa che palesemente colse quell’uomo, congiunta al peso di una responsabilità troppo grave agli omeri suoi, gli aggravò il male veracemente. XI. Succedette nel comando del forte, in momento difficile, Ulloa, napoletano, che allora aveva il grado di colonnello, come ispettore del circondario. Questi, di fresca età, era uomo della rivoluzione. Era stato nominato a Napoli capo dello stato-maggiore dell’esercito condotto da Guglielmo Pepe. Distintissimo ufficiale d’artiglieria, giunse al comando del forte troppo tardi per porre ad effetto le proprie idee. Intanto i lavori, malgrado i nostri fuochi verticali ed orizzontali, i quali per la distanza, ancorché sempre meglio diretti, si rendevano inefficaci, progredivano nella trincea nemica. Finalmente il -4 di maggio scoprimmo su quella linea, che fu ritenuta come prima parallela a circa mille e duecento metri dal forte, disegnate le cannoniere. Ci aspettavamo d’ora in ora l’attacco; ciò nondimeno, come quelli già da lungo apparecchiati d’animo, eravamo in gran parte dispersi, chi qua, chi là, a dormire, a mangiare,