76 le palle nell’acqua; le nostre, ancorché in minor quantità, coglievano nel segno in relazione più vantaggiosa. Tutti gli occhi erano rivolti al piazzale, il quale gigante avanzato sul Ponte, riceveva imperterrito a mille a mille le palle nemiche. Co’ suoi fianchi rovinosi ei dava l’immagine di uno scoglio merlato, a’ cui piedi si frangeva la rabbia nemica. Ma se tu lo avessi veduto al di dentro ! Quali prove di costanza e di coraggio ! La sera i guasti erano ragguardevoli; cannoni smontati, parapetti sfasciati. Se due notti consecutive fosse stato impedito a’ nostri il riparo, il piazzale sarebbe stato perduto. Ma ciò non avvenne, quantunque fosse forte l’offesa nemica. I zappatori del Genio, gli Arsenalotti, gli altri lavoranti civili e militari, che vi si recavano in gran numero, aveano a contare quasi sempre qualche morto o ferito. Valorosi uomini perdemmo oolà, tra5 quali il tenente-colonnello Rossarol, che lo comandava, essendo stato il Cosenz nominato comandante il Circondario in luogo d’Ulìoa, chiamato a membro della Commissione militare. Quell’uomo, la cui storia è una serie di atti di valore e d’eroismo, che si diceva invulnerabile alla sortita di Mestre, alle ricognizioni fatte durante l’assedio, agli attacchi di Marghera, all’aspetto forse della terribile difesa di quel sito, o per certo presentimento, il quale non so perchè nasce soltanto negli uomini più coraggiosi, andava dicendo, che la sua palla era fusa. Era il giorno 24 di giugno; l’inimico continuava a fare un forte fuoco, ma poco efficace, quando una bomba cade sopra un deposito di munizioni, appunto nel sito ove una granata