86 II - Nell’Albania Centrale una volta quanto sia difficile definire i confini fra un dominio vegetale e l’altro nell’Albania centrale. Pure a Logarà, e sul versante settentrionale, mi interessarono il Carpinus duinensis, Yllex aquijolium, il Rhamnus rupestris e la Cle-matis Flamtnula. Il faggio era rarissimo, ed io ricordo qui la presenza di questo albero come fatto eccezionale, perchè su tutta la distesa delle coste albanesi ed epirote fino a una o due giornate di cammino all’interno non mi è mai più riuscito rintracciarlo. Salendo agli stani del Kiore prendemmo per un sentiero, fra la sorgente di Logarà ed il mulino prima incontrato, quasi sul confine della foresta che, da questa parte, va mano mano perdendo della sua importanza verso la montagna. Al limite di essa ritrovammo le macchie mediterranee col Sambucus nigra, YAcer pseudoplatanus e il Rhamnus injectoria\ax. pubescens (Rh. tinctoria). Fra i 1200 e i 1300 m. si ferma la quercia coccifera e ritorna il pino: l’abete è definitivamente restato nella valle e sui fianchi orientali deH’Ilias e dell’Atanasio. Notai la Silene radicosa e il Senecio thapsoides; quindi la prima schiera di piante della regione superiore con Armeria canescens, Achillea abrotanoides, Geranium macrorhizon e molte altre. Eccoci sotto la cima del monte Kiore accolti con simpatia nello stan amico riparato da un superbo pino (Pinus Mughus) con tronco enorme. La catena di Chimara, di cui il Kiore è tanta parte, s’inizia nel nucleo di Borsi. Ha dapprima breve andamento da est ad ovest fin sopra il monastero di Paliuri 0 Piliuri, e manda quattro ramificazioni con coni di dejezione nel Jonio sottostante, tutte comprese nel territorio di Kiaparò e definite a sud dal burrone di Paliuri e a mezzogiorno dal piccolo bacino del ripido torrente Borsi. Alle spalle del villaggio di Chimara, la catena assume la sua regolare e caratteristica direzione N.O., dove viene mirabilmente a collegarsi col passo insidioso di S. Giorgio o Haghios Gheorgios o Ciafa Singiercit (1232 m.) alla catena della Lungara, mentre un poco prima, a S.O. va a riunirsi ai Caraburun col passo di Logarà. A volo d’uccello la catena di Chimara raggiunge lo sviluppo di 20-24 chilometri ed una massima larghezza di 13-15 km., quant’è quella dalla punta di Palermo alla valle della Suscitsa ad est di Calarat o a nord di Hon. Sono questi monti che formano il vero anfiteatro di Chimara o gli Acrocerauni degli antichi che terminavano al capo Linguetta: qui si trovano le più alte e le più tormentate cime di tutti i monti occidentali albanesi che fino agli ultimi tempi non erano mai state misurate e la cui altimetria dobbiamo ai lavori condotti dall’istituto cartografico militare di Vienna. Dal loro inizio nel nucleo da Borsi (1422 metri) i monti Chimara discendono lievemente a guadagnare il passo di Paliuri per inalzarsi tosto in modo sensibilissimo da questo punto fino al monte Cica (2025 m.) con l’intermediario e sviluppato masso di Crava (1669 m.). Dal Cica alla cima del Kiore (2018 m.) il crinale poggia sopra pareti smantellate, ricche di frane, mantenendosi quasi regolare; poscia si getta con una ripida discesa a ponente nel passo di Logarà