24 I - L’Albania piamo di grandi invasioni fra le due coste dell’Adriatico tra i secoli vi e x e oltre (i). Al decadere della potenza serba nel secolo xiv, l’Albania cominciò ad essere frazionata e divisa fino al breve e glorioso momento di Giorgio Scan-derbeg e agli ultimi sprazzi di luce dell'alleanza albano-veneta nei due memorabili assedi di Scutari e Cruja, allorché gli Albanesi che non vollero cadere sotto i Turchi, domandarono ospitalità all’Italia meridionale e a Venezia, nelle cui contrade si rifugiarono in gran numero. Pur in mezzo all’elemento albanese, considerato nella sua odierna essenza etnica, non si possono escludere le oasi appartenenti ad altre nazionalità. Facciamo astrazione per i Valacchi così diffusi nell’Albania da Durazzo in giù. Nell’Albania del nord, da Scutari a Durazzo, sono rimaste parecchie piccole isole slave, come a Tirana. Hahn parla sovente, nei suoi memorabili studi, di queste tracce slave non ancora assimilate e disperse in vallate e sulle schiene dei monti. Muller aveva trovato fra Prizren e Scutari, lungo la via di carovana, due villaggi, Sulki e Vlajno, che ai suoi tempi erano slavi. Intorno a Gia-cova, Cvijic’ ha scoperto dei Serbi, completamente albanizzati nel vestito e nella lingua, che in famiglia parlavano soltanto lo slavo, e mai avevano fatto capire, in pubblico, di sapere questa lingua, volendo apparire perfetti Albanesi. Un fenomeno parallelo si trova anche in/apporto alla religione. Vi sono dei villaggi nelle tribù pivi interne della Malissia che tengono a mostrarsi musulmani con i nomi di famiglia, ma che nella loro intimità professano la religione cristiana, ed oggi, finito il governo turco, tendono a ritornare in grembo alla chiesa cattolica: esistono parimenti villaggi musulmani che festeggiano in famiglia le principali solennità cristiane, come il Natale, la Pasqua, S. Nicola, il patrono della famiglia e via dicendo. Non è difficile vedere in questi musulmani la loro antica derivazione da genti slave, poiché la festa del patrono della famiglia (slava) non è propria che di essi. I Montenegrini e i Serbi, durante l’ultima guerra contro i Turchi, erano molto meravigliati di trovare fra i Ma-lissori numerosi individui che parlavano il serbo. Queste considerazioni dimostrano come sia urgente, per quanto è possibile, avvicinare il sentimento del popolo albanese al sentimento del popolo serbo: tra i due popoli è assolutamente necessaria un’intesa, senza la quale l’Albania, il Montenegro e la Serbia non potranno mai essere buoni vicini e progredire nel campo economico. Questo dimostra la grande utilità che si potrebbe ritrarre dalla costruzione d’una ferrovia danubiano-adriatica: sarebbe essa la moderna via dei rapidi traffici fra quegli Stati e l’Italia, e ciò parallelamente a quanto avrebbe stabilito di fare la Grecia con una linea simile fra Salonicco, Volo e la costa epirota per giungere a Brindisi (2). (1) Leggasi il bel libro di G. Cassi, II mare Adriatico. Sua funzione attraverso » tempi. Milano, Hoepli, 1915. (2) Ad onore del vero, confrontando il contegno della Grecia con quello della Serbia, l’Europa è debitrice di gratitudine a questo Stato slavo. Appena