II - Nell’Albania Centrale 105 strati variabili, a dumeti fittissimi dai quali mano mano si passa a vere boscaglie differenziate da Quercus sessiliflora, pubescens, austriaca, conjerta, Cerris, ma specialmente coccifera e Grisebachii alternantisi con Carpinus duinensis e Juniperus Oxycedri. Quest’ultimo era attaccato dall’Arceuthobium Oxycedri che da lontano fa l’effetto di un lichene. Sui margini dei dumeti e dei boschi: Acer, Pirus, Juglans e macchie estese di Rosa e Rubus. I pochi campi di frumento e di mais indicano l’abbandono quasi completo in cui è lasciata la regione. Il paesaggio è ridente, ma uniforme; il sentiero s’arrampica, discende, si perde nel folto delle macchie e nell’angustia dei declivi bruciati dal sole; lasciamo a destra la profonda « dolina » entro la quale si nasconde il grosso villaggio di Tomor e a sinistra i dolci pendìi schistosi che guidano al piccolo e povero gruppo di capanne di Darda. Alle due dopo mezzogiorno riposammo all’ombra di un bosco di noci, benché a ciò fare si opponessero vivamente i miei compagni, i quali credevano, secondo la generale superstizione orientale, che il dormire sotto i noci abbia conseguenze mortali. Qui arrivarono con le migliori notizie alcuni dei gendarmi partiti il giorno prima. Alle quattro ricaricammo i cavalli e riprendemmo il cammino. Assalito da una repentina e violenta febbre, io durai da principio molta fatica a proseguire sentendomi venir meno le forze; fortunatamente la suggestione del dovere, l’ignoto e interessante paese che andavamo a studiare e, più tardi, l’aria fresca della sera agirono da febbrifughi insperati e sì tosto che avemmo superato il versante occidentale del Tomor a N.O. della cima Maja mi sentii quasi ad un tratto nuovamente in salute. . Dal punto ove valicammo il monte, deviando a S.E. dalla via Berat-Tomor-Coritsa, seguita in parte, agli stani più vicini per l’escursione dell’indomani’ corre circa un’ora sempre in ascese e tra foreste. Fu in queste dove per la seconda volta in Albania potei notare il faggio rarissimo come nell’Acroceraunia, e col faggio il Rhamnus alpina, Rh. infectoria var. pubescens, Juniperus foeti-dissima, Pinus Mughus e alcune specie di Abies che l’ora tarda e Wfretta di arrivare non mi permisero di raccogliere e di identificare. Nelle aree limitate di schisti osservai gli ultimi saggi di Centaurea graeca var. Grisebachii piuttosto comune nell’identico substrato delle stazioni medie di questa parte dell’Albania centrale. Ai margini della ristretta superficie dei sassi mobili il Rubus idaeus, scarsi Cirsium Candelabrum e frequenti Cirsium afrum. Nelle rupi la Potentilla speciosa e una forma di Hieracium Friwaldii. Molto interessante la presenza di un cespuglio di Marrubium velutinum. Altre numerose specie abbondanti non vennero identificate per l’oscurità che minacciava di avvolr gerci entro la foresta. Sul limitare di questa, nelle prime praterie alpestri, caratterizzate dall’Eryngium multifidum (E. amethystinum var. tenuijolium), Ta-nacetum vulgare, Carduus cronius, Armeria canescens var. majellensis, la limpida luce del sole morente mi fece riconoscere, nell’infinito accavallarsi dei monti dell’Albania ghega e della Macedonia, le portentose moli di Dibra dalla