II. NELL’ALBANIA CENTRALE PRIMO VIAGGIO: ITINERARI DEL 1892 Il viaggio del 1892, cominciato il 5 giugno, terminò il 19 settembre e si svolse in tutta la zona compresa fra il mare Adriatico, il fiume Semeni, le catene montuose del Tomor, dei Griva e dell’Acroceraunia. A Vallona, nella casa ospitale ed amica del cav. Ulisse Bosio, regio Agente consolare d’Italia, posi, dirò così, il mio quartier generale, dal quale mi fu reso facile irraggiare le escursioni all’interno. Questo metodo di viaggiare riesce utile e comodo particolarmente al botanico in paesi presso che privi delle più indispensabili risorse della vita civile, la quale si rende oltremodo stentata per le gite lunghe e faticose e per il lavoro continuo della disseccazione delle piante. Oltre alle cure fraterne prodigatemi dal signor Bosio, la buona sorte mi fece incontrare in un giovane intrepido e valoroso, l’albanese Salì Multesam, già. addetto in qualità di cavash alla regia Agenzia consolare di Vallona, che io misi a capo della piccola carovana. Senza quest’uomo non avrei potuto chiudere il viaggio del 1892 con eccellenti risultati e senza mai incontrare il menomo pericolo. Salì mi accompagnò sempre instancabile e fedele. Dove egli non conosceva i sentieri dei monti, aveva amici, talvolta anche sfuggiti alla giustizia turca, che gli tributavano il più alto rispetto e lo coadiuvavano in tutto; colle autorità mi serviva da interprete poiché, oltre l’albanese, parlava il turco, l’italiano e il greco, vincendo spesso le difficoltà da esse opposte; dai gendarmi di scorta veniva considerato uguale, se non superiore. Di notte era sovente egli stesso che faceva la guardia all’accampamento. Trattava i prezzi e dava gli ordini con onestà e puntualità. Insomma più che servo mi fu amico e fratello, condividendo meco le gioie e i dolori di tutto il viaggio. Ottenemmo, colla premurosa intromissione del r. Console comm. G. Mil-lelire, una lettera ufficiale da S. E. il vali Ahmed Hifzì pascià per tutte le autorità della provincia di Gianina. In forza di questo documento potemmo avere a nostra disposizione quel numero di gendarmi che ci occorreva in ogni