II - Nell’Albania Centrale 109 qua e là isolati o nutriti; erano i pastori che si trasmettevano l’avviso e l’ordine della resistenza. Questo episodio mi fece intravedere un altro tratto della vita nei monti albanesi, vita selvaggia e avventurosa, ma forte, cara e piena di emozioni, simbolo di lotta e d’indipendenza. Dalla Maja Tomoritsa a Ljubesci si possono calcolare tre o quattro ore, le quali vengono dai pastori ridotte a due od anche meno per la solita questione che essi non conoscono il valore del tempo, concordi in ciò con tutti i popoli primitivi. Noi lasciammo alle tre pomeridiane la bella cima ancora cinta di nubi verso occidente, libera o quasi a levante del Tomor, dominata dalla Cosnitsa, ma soprattutto, lontano, le semiscoperte montagne di Opara, di Bofnia e di Ostrovitsa, tutte in infinito numero di diramazioni convergenti nell’acrocoro di Moscopoli, l’anfiteatro che guarda sul lago di Malik e domina Coritsa. Io vidi pure la striscia biancastra che segna l’unica strada tra Berat e Ocrida passando in vicinanza dei grandi laghi albanesi centrali, di cui, dalle vette del Tomor, si intuisce la presenza in mezzo a quell’amorfa costituzione orografica nell’orizzonte caliginoso. Quante migliaia di Albanesi sono là dentro che vivono ancora la vita ariana! Quanto lavoro aspettano da secoli le scienze più diverse in quelle regioni a noi perfettamente ignote! Ben venga la redenzione e la luce su quelle vergini, forti, indomite popolazioni! I precipizi immediatamente sotto il cono principale ci obbligarono a fare un lungo giro sul versante orientale del Tomor prima di trovare la via della discesa nel versante di ponente verso Ljubesci (nella Carta austriaca del tempo questo punto è segnato Lubisa e situato a meno di un chilometro dalla destra dell’Osum, mentre la sua posizione approssimativamente esatta è ad otto o nove chilometri più a nord, e in linea retta, fra il Nord e il Süd-Tomorica della stessa Carta). Attraversammo nevai, stazioni molto estese di sassi mobili, limitate praterie, notando o raccogliendo, fra le specie alpine più importanti: Ranunculus graecus var. demissus, Cardamine carnosa, Aubretia gracilis, Her-nìaria parnassica, Dianthus strictus var. brachyanthus, D. haematocalyx (rarissimo); Silene coesia, Cerastium lanigerum, Arenaria rotundijolia, Geranium sub-caulescens, Trijolium repens var. minus, Rosa Hekeliana, Potentina appennina, P. speciosa, Alchemilla alpina, Saxijraga Blavii, A sperula longiflora (forma canescens), (?) Anthemis cinerea, Artemisia eriantha, Centaurea pindicola, Leon-todon saxatile, L. bastile var., Gentiana verna, Linaria alpina, Scutellaria alpina, Globularia bellidijolia, (?) Euphorbia glabriflora, Urtica dioica var. latijolia, Poa alpina, Poa Timoleontis, Cystopteris Jragilis var. tenuisecta. Nessun sentiero era segnato per noi e quando fummo al punto ove doveva cominciare la discesa, i due pastori che ci avevano accompagnato dagli stani di Darda presero commiato, mostrandoci la direzione che avremmo dovuto seguire. In questo mentre io distanziava di pochi passi i miei uomini per fermarmi all’ombra del primo pino a circa 2200 metri. Allorché mi raggiunsero i compagni, il direttore di polizia, con generale nostra sorpresa, notò fra i rami dell’albero grossi involti che contenevano provviste di carni salate e di pane, tutto per