— 78 — ricorderà di tutta questa tempesta in un bicchier d’acqua o del mio nome, sommerso o no neU’ombra?... » * * * Sono parole dettate .dallo sconforto del momento. Effettivamente il nome di Turghènjev non solo non rimase sommerso nell’ombra, ma, cessata la raffica delle polemiche partigiane, tornò a rifulgere come e più di prima e col rapido trionfo del buon senso e d’una critica più serena andò ad occupare per sempre il suo legittimo posto di gloria nella storia letteraria della Russia. Nei riguardi pertanto del romanzo Padri e figli mi sembra di ritrovare in uno studio sul nichilismo di G. B. Arnaudo, contemporaneo di Turghènjev, il più esatto giudizio dell’opera e la miglior comprensione delle ragioni che suscitarono la momentanea tempesta di spiriti. Lo stesso Turghènjev, che conobbe tale giudizio, mostrò di apprezzarlo: « In Russia — scrive l’Arnaudo (1) — come altrove, non si dicono impunemente delle verità a quelli che non ne domandano. Prendendo per oggetto del suo romanzo uno studio di due generazioni dei suoi compatrioti, Turghènjev ebbe il torto di non adularne alcuna. Ogni generazione trova il ¡ritratto dell’altra molto rassomigliante, ma grida che il suo è una caricatura. Linci pei nostri simili e talpe verso di noi, noi non riconosciamo che la fotografia dei nostri vicini. I padri hanno reclamato, perché, in verità, non fanno troppo bella figura, ma i (1) Arnaudo: II nichilismo (Torino, 1879), pag. 49.