— 87 — vevan fallire, perché il seme era stato gettato su terreno non lavorato. S’incontrano di nuovo in questo romanzo giovani ardenti; sotto molti rapporti riuscì Turghènjev a ritrarre l’elemento tipico e caratteristico ; che la sua simpatia fosse dalla parte di quelli che s’opponevano al re*-trogrado stato delle cose era evidente, ma la pittura del carattere positivo di Solòmin, con la sua misteriosa esecuzione del piano d’un lavoro costante, al servizio del vero progresso, è altrettanto mal riuscita quanto quella dello Stoltz di Gonciaròv (1). Per quanto la pubblica opinione riconoscesse l’obiettività del giudizio sui tentativi illegali che solevano allora provocare un’infinità di improperi da parte d’un gruppo di scrittori conservatori, tuttavia essa era malcontenta che Turghènjev avesse accentuato la deficiente preparazione e la desolante inutilità degli sforzi dei giovani. Ora, passati vari anni, si sa ch’egli aveva ragione. La vittoria, nel movimento di liberazione, non è stata certo riportata da gente del tipo del suo Njezdànov (il protagonista del romanzo Terre vergini). I legami stretti da Turghènjev durante il suo prolungato soggiorno a Parigi a contatto coi circoli radicaleggianti dell’estero, e specialmente la sua conoscenza con Pietro Lavròv, uomo di vasta erudizione e di grande forza d’azione, rimpiazzarono per lui i rapporti ch’egli aveva avuto un tempo con Herzen, Ogarev e Bakùnin e lo misero a contatto cogli uomini del giorno. (1) Personaggio immaginario dell’O&Zòmot; di Gonciaròv, nel quale l’autore vuole presentare un tipo diametralmente opposto a quello del suo eroe.