Tanto è vero che, quando, in un altro romanzo di questo medesimo periodo, vuol presentarci un autentico campione di lotta che sa affrontare la realtà e sa battersi per un ideale, va a cercarlo lontano, fuor dalla Russia, fra gli esuli d’un piccolo popolo, oppresso da un tirannico giogo secolare, dimenticato dal mondo: il popolo bulgaro. Un Bulgaro è infatti, non un Russo, l’eroe del romanzo: Alla vigilia (Nakanùnie). Un uomo d’azione, che all’ideale del riscatto della patria dall’oppressione ottomana congiunge la più operosa e instancabile attività, votando a quell’ideale tutta la vita. L’opposto di Rùdin (1). Accanto a lui, peraltro, Turghènjev ci presenta questa volta un tipo ugualmente nobile e risoluto di donna russa: Elena. Anche Elena sente tutto il disagio d’una vita inutile e scolorita, qual’è quella della propria famiglia e dell’ambiente che la circonda. S’imbatte nel Bulgaro Insàrov, ee ne innamora, gli palesa risolutamente il suo amore. Insàrov è l’uomo che essa ha sognato fino allora : è il solo uomo che essa può comprendere e amare. Ma Insàrov non appartiene a sé stesso: la sua vita, la sua anima, il suo destino appartengono alla grande causa della sua patria infelice, oppressa da un giogo straniero. Ebbene, a questa causa è pronta a votarsi anche la donna (1) Sulla figura del bulgaro Insàrov, come pure sulla genesi del romanzo Alla vigilia, cfr. A. Mazon: L’elaboration d’un roman de T«A la veille, Premier amour, Fumèe », in «Revue