— 18 — vincoli che m’avvincevano a quell’ambiente in mezzo al quale ero cresciuto... Ma non c’era rimedio. Quel regime, quell’ambiente e specialmente quel mondo, se così si può dire, cui io appartenevo —• mondo dei possidenti e dei servi della gleba -— non offrivano niente di quel che avrebbe potuto trattenermi. Al contrario: quasi tutto ciò che mi circondava destava in me un sentimento di riprovazione e di ribellione, di repulsione addirittura. Non potevo esitare a lungo. Bisognava o rassegnarsi a se. guire umilmente la via tracciata, o mutar rotta e sepa-rarsi « da tutti e da tutto », col rischio anche di perder molto di quel ch’era più caro e prossimo al cuore... » Turghènjev ricordava vagamente qualche città di Ger. mania, Francia e Svizzera, che aveva visitato da bambino, nel 1822, insieme coi suoi genitori. Ora il nuovo viaggio all’estero compiuto da adulto, questo suo «bagno » nella cultura occidentale, acquista un’importanza particolarissima per tutto il successivo e definitivo orientamento del suo spirito, della sua cultura, della sua concezione di vita, della sua Weltanschauung e, conseguentemente, si riverbererà nella sua stessa creazione artistica. Nella storia del pensiero russo egli rimarrà come uno dei più tipici rappresentanti di quella particolare corrente, che si chiamò « occidentalismo » e che esercitò un’influenza di prim’ordine sulla stessa produzione letteraria d’una lunga schiera di prosatori, critici e poeti russi (1). « Io ero convinto — ci spiega lo stesso Turghènjev — (1) V. il capitolo: Turghènjev e l’Occidentc, a pag. 109.