— 121 — non è buon cittadino. Turghènjev vivendo da occidentale nel turbine della vita civile dei più grandi paesi di cultura, non solo ha finito col dimenticare d’essere russo, ma s’è talmente imbevuto d’« occidentalismo » che tutto in Russia gli sembra triste e spregevole. I suoi stessi lavori letterari fornivano non infrequenti pretesti all’accusa: « La Russia, — con particolare compiacimento si citavano le parole che lo stesso Turghènjev poneva in bocca a uno dei suoi eroi (1) — la Russia non vive che d’importazioni: di quel che gli stranieri non si son dati la pena d’inventare per essa, essa fa a meno. La Russia non ha ideato nulla, neppur gli stivali di corteccia dei contadini; neppure il knut (che deriva dal termine inglese knot), di cui l’occidente seguita a fare il simbolo del mo-scovitismo; neppre il samovar. Se accadesse un giorno a un paese di sparire insieme con tutto quel che ha prodotto nel corso dei secoli, la scomparsa delle isole Sandwich, dove è stata inventata ima speciale forma di piroga, produrebbe maggior effetto che quella della Russia. La Russia non è capace di dar altro che materia bruta, e anche questa non deve i suoi pregi che ai suoi difetti : se la pelle del porco russo è dura e forte, si è perché il porco in sé non vai niente. » E’ in sostanza il medesimo giudizio che Turghènjev pronuncia anche altrove sul popolo russo : « Che cos’è il popolo russo? E’ un servo, uno schiavo, che non ha inventato niente, che non inventerà mai nien- ti) Potùghin, in Fumo„