— 76 — carattere, con una tal fondamentale assenza di qualsiasi piccolezza, trivialità, mollezza, rilassatezza e menzogna. » Effettivamente alla nostra mentalità occidentale tutto ciò appare per lo meno assai strano. Bisogna necessariamente ammettere una psicologia profondamente diversa dalla nostra e condizioni di vita assai lontane da quelle occidentali. Forse una spiegazione, almeno in parte, si trova nella considerazione che, dati i tempi, e l’impossibilità di qualsiasi altra forma di propaganda sociale e politica, le stesse lotte politiche si combattevano, come abbiamo visto anche a proposito delle Memorie d’un Cacciatore, sotto la maschera della produzione letteraria. « Tutta la causa del malinteso — spiega Turghènjev nelle Memorie letterarie, — tutto il così detto « guaio » consiste nel fatto che il tipo di Bazàrov, da me rappresentato, non ha potuto svilupparsi in quelle fasi di transizione e di preparazione, a traverso le quali passano generalmente i tipi letterari. Esso non fu seguito — come avvenne per Onjèghin o Peciòrin (1) — da un’epoca di idealizzazione, di esaltazione sentimentale. Nello stesso momento in cui vedeva la luce l’uomo nuovo — Bazàrov — l’autore stesso lo sottoponeva alla sua critica obiettiva... Ciò è rimasto incomprensibile per molti e — chi sa! — fu forse in questo, se non l’errore, il torto. Il tipo di Bazàrov aveva, per lo meno, altrettanto diritto di essere idealizzato quanto ne avevano avuto i tipi che l’ave-van preceduto. » (1) Onjèghin e Peciòrin sono rispettivamente i protagonisti del poema Onjèghin di Pùskin e del romanzo: Un eroe del nostro tempo di Lermontov.