— 62 — vane idealista, che ha nuove idee della vita e vagheggia riforme sociali atte a dar inizio a un’èra nuova, parlatore elegante e convincente, signore della forma e dello stile, ma timido, tardo all’azione, inetto, incapace di risolversi, naufrago nel grande oceano della vita all’urto contro il primo scoglio che incontra. Ma più ancora che lo stesso Turghènjev, la figura di Rùdin ricorda, special-mente nella sua mentalità e nella sua filosofia della vita, il rivoluzionario Bakùnin, che Turghènjev aveva avuto agio di conoscere e studiar da vicino nei tempi del suo soggiorno in Germania. Ed ha infine vari punti di contatto, fra i Russi più noti di quel tempo, col filosofo-scrittore Herzen, col poeta Chomjakòv e con lo stesso Bjelìnskij (1). Come tipo nell’evoluzione dell’arte turgheneviana il Rùdin ha anche un’importanza particolare in quanto rappresenta una delle ultime tappe verso la creazione di quella particolare figura di eroe, quale sarà il protagonista del successivo romanzo: Padri e Figli, in cui Turghènjev riassumerà i tratti caratteristici del « nichilista » russo, impersonando in esso la mentalità e l’animo dei giovani riformatori e rivoluzionari del suo tempo in Russia e altrove. Il facondo e idealistico Rùdin, come tanti giovani russi d’allora, consci delle crepe che minavano e delle iniquità che macchiavano la società umana in generale e la russa (1) Cfr. Osvianko-Kulikovskij : Istorija russkoj intellighentzij, 2» ediz., Pietroburgo, I, pag. 149. (2) Cfr. il capitolo: «M’hanno mandato i nostri!» (Nasci postali) nelle Memorie letterarie e di vita di Turghènjev, nel quale l’autore descrive precisamente uno dei moti parigini del 1848, cui si trovò presente.