— 83 — cattedratico — al quale, del resto, io non avrei alcun diritto — mi dispongo a pronunciare le mie parole d’addio, ma col tono d’un vecchio amico che si ascolta con attenzione, mezzo indulgente, mezzo impaziente, sol che egli non si dilunghi in una sterile perorazione. » « RELIQUIA VIVENTE » Tuttavia la sua produzione non subisce interruzioni di sorta, anzi sembra quasi aumentare d’intensità. Gli ultimi anni del suo soggiorno a Baden-Baden sono forse ancor più fecondi dei precedenti. Appartiene a questo periodo, oltre un certo numero di scritti critico-letterari, tutta una serie di bozzetti pieni di vita, di acume, di garbo, altrettante autentiche piccole gemme d’una nuova, ricca collana preziosa: La storia del tenente Jergunòv (Istorija lejtenanta Jergunova), Il brigadiere (Brigadìr), Una disgraziata (Njescàstnaja), Strana storia (Strànnaja istòrja), Un re Lear della steppa (Stèpnoi koròl Lear), Toc... toc... toc... Ma il pubblico russo, travolto sempre più dal turbine delle lotte e degli ideali politici del momento, non seppe fare neanche alle nuove produzioni di Turghènjev l’accoglienza che meritavano. Ogni nuovo scritto è per l’autore una nuova delusione. Egli si sente a momenti abbattuto, vinto da un senso di stanchezza, di sconforto, di amarezza. « E’ tempo di battere in ritirata! » scrive nel 1870 a Polonskij, rinnovando ancora una volta il suo giuramento di marinaio. «Così farò! »