208 l’adriatico nella storta già una borgata, da cui si sviluppò la città di Fiume, che passò in feudo dei patriarchi d’A.quileja, indi dei signori di Duino, dei Frangipani, e nel 1471 fu acquistata per danaro dall’imperatore Arrigo III, che la innalzò al grado di città immediata dell’impero. Gli anni immediatamente successivi al 1717 furono impiegati per preparare le opere portuarie. Vari porti aspiravano alla fortuna di divenire emporio commerciale, come Aquileja, San Giovanni di Duino, Fiume, Buccari,, Fortore. Trieste stessa non aveva allora che circa tremila abitanti. Siccome però il principe Eugenio di Savoia propendeva per Trieste in primo luogo, nel 1723 questa città con Fiume furono dichiarate formalmente porti franchi. Quindi si pensò di allacciarle alla capitale Vienna. Una strada naturale non esiste ; per ciò occorreva costruirne una artificiale attraverso il Semmering. La strada fu terminata nel 1728 e in quest’anno Carlo VI scese a Trieste per la solenne inaugurazione. Venezia, che una volta vi avrebbe partecipato con galere e cannoni, mandò, come vedemmo, un’ambasciata a complimentare. Il commercio di transito per l’Italia era diminuito ancora dall’epoca della riforma, perchè l’antagonismo politico-religioso e sopratutto la scoperta delle nuove vie commerciali l’aveva instradato al di sopra delle Alpi. Carlo VI, che già nella pace di Passarowitz aveva saputo procurarsi libertà di commercio per i suoi paesi sul Danubio, pensò ora di incanalare tutto il commercio attraverso i suoi Stati ed i suoi porti. Già sotto Leopoldo I era stata istituita una compagnia commerciale levantina. A Vienna fu, formata ora una compagnia orientale con grandi capitali e con grandi privilegi, che doveva essere l’anima del commercio austriaco. Ma i piani navali di Carlo VI, o forse dei suoi consiglieri, andarono tant’oltre che s’incominciò a costruire anche una flotta da guerra per la protezione dei bastimenti mercantili austriaci. Al comando di quest’armata fu scelto un Parravicini, genovese, per sfruttar meglio l’antagonismo contro Venezia. Però per la poco buona prova fatta dalla compagnia orientale e per la gelosia