400 l’adriatico nella politica tale. L’Italia, che coll’impero romano, accogliendo per qualche tempo liberamente nel suo seno tutte le religioni, aveva fondato l’unità del mondo antico evi diffuse la propria coltura, che nell’evo medio fondò la Chiesa cattolica pure universale e nel rinascimento mercè la fusione della coltura pagana colla cristiana iniziò la società moderna, sta ora fortunatamente per riavere la sua missione storica. La grande idea di nazionalità sconvolse e riformò l’Europa. L’Italia più che nessun altro popolo è nella posizione fortunata di conciliare il proprio avvenire con quel- lo di tutte le nazionalità, maggiori e minori. Essa può e deve quindi diffondere, anche con sacrifizio di qualche piccola ambizione, il tipo statale di nazionalità. Come l’individuo deve sacrificare la sua esistenza per il bene della patria, così una nazione deve saper contribuire al progresso di una più vasta civiltà umana. In ciò sta l’ultima ragione del valore, della sua dignità nella storia del mondo. Non l’Austria-Ungheria dunque, ma l’Italia riprenderà la missione di naturale superiorità geografica e storica sull’Adriatico. Nella lotta fra geografia e stox-ia prevale la prima; giusta prevalenza, quella della madre sulla figlia. La civiltà incominciò ad albeggiare sui Balcani, ma splende già alta sull’orizzonte d’Italia. Ed è bene che Italiani e non Italiani rammentino che per legge naturale, geografica e storica, anche il. prossimo risorgimento dell’Adriatico sarà prodotto e segnato dal genio della terza Italia! Luglio 1914. *