CAPITOLO VII. 219 confermano l’esistenza della congiura, sei la mettono in dubbio, e due soli la negano. Lo stesso si dica degli autori. Vittorio Siri, cu cui tanto si fonda, lo chiama egli stesso «compilatore un poco discreditalo, senza criterio e senza critica dei fatti contraddittorii »; e Gregorio Leti vien da lui accusalo di contraddizione, d’inettezza, di poca cognizione degli usi veneti, di sbagli, di anacronismi e di falsità. — Che se, per togliere al Nani autorità, asserisce il Daru che il fatto della congiura, egli 1’ ha copiato dal Sainl-Réal, non manca il Tiepolo di osservare come quegli abbia scritto la sua istoria nel 1663, e questi publicalo la sua nel 1674. Gran fondamento sulle sue asserzioni vuol fare il Daru sulla testimonianza del Mercurio francese; ma non si ricorda d’aver notato egli stesso il fatto « dell’essere la Gazzetta stampata in Francia, e sotto la sorveglianza dell’autorità, la quale fece sopprimere tutto ciò che poteva tendere ad incolpar gli Spagnuoli, e volle far passare la congiura per un’esplosione non premeditata di nlcune truppe licenziate ». Finalmente, a completa confutazione del suo avversario, s’affretta il Tiepolo a notare gli enormi errori di traduzione e l’assoluta ignoranza di topografia che in lui si riscontrano, e può valere per lutti l’esempio di Marano, posto nell’Istria; ed il mese in dialetto veneziano, chiamalo di Mazo, e tradotto per Marzo invece di Maggio. Speriamo che il lettore vorrà condonarci se tanto ci siamo trattenuti su questo argomento : credevamo debito di scrittore imparziale l’esporre le opinioni più opposte, in un tema lanlo controverso, e che forma uno dei punti più rilevanti nell'istoria della veneta polizia.