170 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI affidalo l’incarico a Giovanni Cocco, degnissimo personaggio. Non potevano essere indifferenti*per Venezia coleste buone occasioni che le si presentavano, d’andare a prendere il mestolo in casa altrui, e troppo doveva premerle che esso capitasse in buone mani. Si mostrò quindi assai giudiziosa nello scegliere così degni rappresentanti. E perchè non si creda che ci sia poco merito in ciò, pensiamo qual razza di uomini ci tocca di vedere pur tuttodì, mandati da certi principi stranieri al governo delle suddite provincie ! Siamo pur larghi d’encomio alla nostra república, appena essa ce ne porge occasione; mentre pur troppo frequenti motivi ci dà di rammarico e di biasimo. Otto da Terzi, prepotente signor di Piacenza, voleva impossessarsi di Modena, a danno del marchese di Ferrara. Ben pensò tosto costui a trovar modo di apporsi ai violenti assalti; ma troppo debole in confronto dell’avversario, fu costretto implorare un soccorso dalla república, che facilmente aderì, e preslogli settecento lancie, le quali per altro non fecero che render più gloriosa la vittoria del Terzi (1). Costernalo allora il signor di Ferrara, vedendo impossibile l’adoperare più oltre la forza, ricorse alle insidie, e per tal modo riesci ad avere la rivincita. Ma fu un nuovo obbrobrio; poiché impadronitosi del corpo del nemico, con ributtanle barbarie il fece a quarti per distribuirlo agli alleati in modo di trofeo. — « Ai 27 del mese (1) Stando ad altri scrittori, si avrebbe che l’istessa Signoria veneta ordì una nuova lega contro il Terzi, per la quale dovevan concorrere: la Signoria con settecento lancie; il marchese di Ferrara ed il legato di Bologna con duecento per ciascuno; Mantova con cento cinquanta, e Pan-dolfo Malatesta con cento venticinque.