378 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI di querela, non testimonio di timore ». È bensì vero che, dopo la morte di Luigi XVII, il conte di Lilla era tenuto in conlodi re dai fuoruscili francesi, e dai varii ministri di Spagna, d’Inghilterra e di Russia. Ma Venezia s’era ben guardala dal riconoscerlo, e mollo meno dal trattarlo qual re. Che anzi, non mancò di fare il possibile per impedire, anche negli al tri, tulli quegli alti che valessero a dinotare una sovrana autorità. Ma fa meraviglia il vedere come il Direttorio francese, nel mentre che intimava così imperiosamente al veneto governo di allontanare il conte di Lilla, sopportasse in pace che Lascasas, ambasciadore di Spagna, lo riconoscesse publicamente per re, e come tale, continuasse ad intrattenere con lui i rapporti diplomatici. La quale contraddizione non si saprebbe, davvero, in che modo spiegare, se non si pensasse che la Spagna era più forte della vecchia república, nò, come essa, si poteva sperare di venderla ad alcuno, in compenso di siati rapiti. Carlo Delacroix, ministro degli affari esteri, scriveva, adunque, in nome e per ordine del Direttorio un dispaccio al nobile Quirini, rappresentante veneto in Parigi, con cui richiedeva che fosse bandito da tulio il territorio di quella república Luigi Stanislao Saverio, il quale, avendo osalo di agire in qualità di re di Francia, si era reso indegno dell’asilo accordatogli per umanità dal senato. Aggiungeva poi, non esser questo il caso di neutralità, mentre la neutralità si può osservare ira potenze reali ed armate, non fra un re imaginario ed una república felicemente stabilita «che può, che sa, spiegare un’energia e delle forze reali per farsi rispettare!» Ragioni veramente acconcie per una república !