66 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI la quale, come tutte le altre, riesci piuttosto di danno clie di vantaggio ai cristiani. E la sagace Venezia, che da tutto sapeva trarre il suo pro, non fu l’ultima all’ appello, ed approfittò di quell’ occasione per stringere un trattato coi Turchi e col soldano d’Egitto, per la sicurezza delle, sue navi nei mari d’Oriente. L’anno 1548 infierì nell’ Italia, come in tutta l’Europa, un’orribile pestilenza. La sola Venezia perdette in quella calamità un terzo de’suoi abitanti (1). Fu per così fiera lezione che la república diede il primo esempio al mondo di quelle saggie precauzioni sanitarie che ora alcuni idrofobi zelatori di un malinteso progresso vorrebbero ad ogni costo abolire. Che il cielo ci scampi dalle loro urgenti e 'pestilenziali riforme! Cessata la peste, successe un’altra ben più deplorabile sciagura, poiché ridestossi più viva che mai con Genova, la rivalità e la guerra, che riescirono, per ambe le parti, sanguinosissime. Già gravi danni aveva sofferto Venezia per le sue inimicizie con quel papa Clemente v che, francese di origine, lasciò Roma per trasferire sua sede ad Avignone. Aveva la corte di Roma delle strane pretese su Ferrara, onde i Veneziani si opposero alle milizie pontificie avviate verso quella città. Per ciò inviperito Clemente, scagliò contro la república monitorii, censure, scomuniche ; degradò i Veneziani da ogni dignità, confiscò tutti i loro stati, e provocò la cristianità tutta quanta contro le loro persone, non esclusa quella del doge, concedendo facoltà di arrestarli e di tenerli prigioni, anzi largendo i loro beni mobili al primo occupante; serbando, (1) Qi'Adm, Compendio della Storia Veneta, pug. 190,