350 STORIA OKI. CONSIGLIO DEI DIECI proprio nel giorno destinalo a sviluppare la sua proposizione, venne un’altra voiIa arrestalo. Era poi troppo. Se 1111 tale eccesso si fosse tolleralo, non si sarebbe più potuto parlare ili libertà. In quel paese dove è interdetto ai rappresentanti del popolo od ivi magistrati il fare interpellanze 0 muovere querela contro i possibili abusi del potere, la legge non è più rispettata, e trionfa l’arbitrio che è peggiore del dispotismo. Da ogni parte si inoltrarono, quindi, reclami, non solo contro il Consiglio dei Dieci e gli inquisitori di stato, ma eziandio contro tutto il corpo governativo. E come da cosa nasce cosa, e lo spruzzo di neve diventa val-langa, una volta aperto il campo delle recriminazioni, esse non si limitarono più al fatto in questione, ma si estesero ad ogni ramo dell’azienda governativa, e massime sulla cattiva amministrazione dell’erario, die tro-vavasi esausto, malgrado la vendila recente dei beni ecclesiastici, che aveva fruttato circa un milione e mezzo di ducali. Bisognò, dunque, creare una commissione, la quale avvisasse ai mozzi di mettere qualche provedimento a siffatti abusi. Durarono oltre due anni le discussioni, si fecero studii accurati e indagini diiicatissime, ma non si venne a conclusioni di grande importanza. Si discorso dell’apertura del libro d’oro, di una nuova organizzazione del servizio postale, di riforme in molti rami della publica amministrazione, della proibizione dei giochi d’azzardo, dell’aumento d’onorario accordalo a certi impieghi, della distribuzione di 40,000 ducati a nobili poveri, e cose simili. Nè venne trascurala la revisione delle finanze (1). Ed in mezzo a tanta ansietà che rivc- (1) Vedi Darij, lib. xxxv.