20 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI foss’ altro, per la buona ragione che i principi stranieri, dopo aver acquistato predominio nella penisola, avreb-ber certo Onito col rivolgere il cupido sguardo anche su di essa.—Sventuratamente ben riesci presso l’altura di Rodi a vincere ed umiliare i Pisani suoi rivali in commercio, come fece altre volte per Genova, ma indarno si adoperò per opporsi alle spietate invasioni del Barbarossa. Narra l’istoria come, ai tempi del doge Vital Micheli, il patriarca d’Aquileia, profittando dei dissidii suscitati per la contemporanea elezione dei due pontefici, Alessandro in e Vittore iv, irrompesse colle armi nell’isola di Grado. Era l’ultimo giovedì del carnevale. A tal nuova, accorsero i Veneziani i quali, senza molta fatica, fecero prigioniero il patriarca co’suoi canonici. Nè potevano questi riavere la libertà, senza venire a patti molto umilianti; come quello, ad esempio, di dover mandare ogni anno alla república il dono di un toro e dodici porci, da distribuire fra il popolo. Nacque, da ciò, la festa del giovedì grasso, in cui sulla piazza di San Marco tagliavasi la testa al toro (1). Mentre fervevano in paese così tristi dissidii, gli Un-gari conquistarono alcuni forti della Dalmazia, sicché il Dege dovette accorrer colà per trovar modo di riaverli. — Intanto l’imperatore Emmanuele assaliva e metteva a confisca tutte le navi cariche di merci e di munizioni pei Veneti, dopo aver fatto loro gli invili più rassicuranti, perchè entrassero in quei porti. — Vital Micheli, alla testa di una gran flotta (2), salpò per l’Oriente ; (1) Durò questa cerimonia, ron poche modificazioni, sino alla-caduln della república. (2) La dicono di oltre cento navigli.