216 STORIA DEL CONSIGLIO DEI DIECI non esporsi al pericolo di entrare in guerra col re di Spagna. 11 Bedmar ebbe ordine, in falli, di allontanarsi da Venezia; ma dalla sollecitudine del richiamo Pislorico francese vorrebbe dedurre che il re, indipendentemente da qualsiasi insinuazione dei Dieci, lo aveva già prima destinato ad altre incombenze. Ed il Tiepolo non esita ad asserire come, per poterne trarre una tal deduzione, egli sia stalo costretto a porre a quella lettera una data assai posteriore alla vera. Quanto alle deposizioni falle dal Jacques-Pierre al consiglio dei Dieci, colle quali vorrebbe provare il Daru la connivenza del governo veneto col duca d’Ossuna e l’ambasciatore di Spagna, il Tiepolo dimostra com’esse, nè del lutto false, nè del tutto vere, ben lungi dall’essere dirette a scoprir la congiura, fossero artificiosamente architettale in modo «da nascondere il vero che non poteva riescire senza secreto, e palesare quello che difficilmente poteva tenersi celalo », onde così, mollo destramente, far preparare le difese proprio dalla parte opposta a quella per cui dovevano esser diretti gli attacchi. Ricorderassi il lettore come, fra le molle ragioni addotte dal Daru per provare l’impossibilità che l’Ossuna cospirasse contro Venezia, gran peso ha dato a questa che, cioè, nell’islesso tempo egli aspirava a rendersi padrone di Napoli. Ma, ben lungi il di lui confutatore dal passargli per buona una logica siffatta, si diffonde a provare, come, anche ammettendo che nel tempo della congiura il viceré avesse avuto un tale progetto, esso, non che mettere ostacolo, avrebbe anzi potuto favorire